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Pensioni, tutti i tagli in arrivo

Pensioni, tutti i tagli in arrivo: azzeramento graduale delle pensioni anticipate, soglie anagrafiche per la reversibilità, contributo di solidarietà dalle pensioni d’oro. I provvedimenti sono caldeggiati dall’Ocse per salvare il sistema previdenziale e il governo sta perseguendo la stessa linea. Come saranno le pensioni nei prossimi anni?

di Redazione

Gennaio 2024

Pensioni, tutti i tagli in arrivo: sono quelli sollecitati dall’Ocse all’Italia  per contenere la spesa previdenziale: eliminazione del pensionamento anticipato, vincoli anagrafici per la reversibilità e tagli alle pensioni d’oro non giustificate da contributi. Il governo è sulla stessa linea. Vediamo cosa potrebbe accadere nei prossimi anni. (scopri le ultime notizie sulle pensioni e su Invalidità e Legge 104. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Pensioni, tutte le criticità

Le pensioni sono un nodo centrale per l’equilibrio economico dell’Italia. L’Ocse, l’organizzazione internazionale di studi economici, ha messo in evidenza molte criticità del nostro sistema previdenziale e suggerito le possibili soluzioni. Soluzioni che, come vedremo, sono in linea con quanto sta facendo il governo.

Il peso delle pensioni sul Pil

Una dei problemi più rilevanti è il peso delle pensioni sul PIL (Prodotto Interno Lordo) italiano. La spesa per pensioni ammonta oggi al 16,5% del PIL, includendo gli assegni di vecchiaia e di reversibilità. Questa percentuale è molto alta e rappresenta per l’Italia in un notevole impegno finanziario. Se cresce ancora il sistema non può essere sostenibile.

L’interminabile transizione verso il sistema contributivo

L’Ocse ha anche considerato il “lungo periodo di transizione” prima del passaggio completo dal sistema retributivo a quello contributivo. Che implica un graduale cambiamento nel calcolo delle pensioni, passando da un sistema basato sul salario a uno basato solo sui contributi effettivamente versati. Questo processo non sarà breve e richiederà una gestione delle risorse molto attenta.

Deroghe e ostacoli alla Legge Fornero

Un ulteriore problema è costituito dal continuo ricorso a deroghe per mantenere aperte le possibilità di pensionamento anticipato. Queste deroghe rendono difficile l’attuazione completa della legge Fornero, la normativa introdotta dal governo Monti per rendere più sostenibile il sistema pensionistico. Queste continue modifiche ne limitano l’efficacia.

Invecchiamento della popolazione e impatto sulle pensioni

C’è anche da considerare l’invecchiamento della popolazione che ha effetti inevitabili sul sistema pensionistico: l’Italia si trova di fronte a una crescente domanda di prestazioni pensionistiche. Che significa: un aumento ulteriore della spesa previdenziale e una pressione sempre più consistente sulle finanze pubbliche.

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La spesa previdenziale in crescita fino al 2040

La riforma Dini, introdotta nel 1996, è stata un passaggio significativo verso il metodo contributivo nel calcolo delle pensioni. Questa riforma prevede, però, un lungo periodo di transizione che si protrarrà fino al 2040. Durante questo arco di tempo, è previsto che la spesa previdenziale continui a crescere.

Oltre al rapido invecchiamento della popolazione italiana, c’è da considerare che il sistema attuale, ovvero la combinazione di metodi retributivi e misti, assicura livelli di prestazione generosi, spesso superiori del 3% rispetto al reddito medio della popolazione.

Correggere il sistema previdenziale

Di fronte a questo scenario, diventa essenziale per l’Ocse riorientare le priorità di spesa per assicurare la sostenibilità finanziaria a lungo termine. Il governo è chiamato a riesaminare una serie di scelte per contenere la spesa pensionistica nei prossimi decenni, bilanciando le necessità immediate con quelle future.

La riforma Fornero e le pensioni anticipate

Il rapporto Ocse evidenzia la difficoltà che si sono riscontrate in questi anni nell’attuare pienamente la riforma Fornero. Il motivo principale, come abbiamo accennato, è da ricercare nell’adozione di regimi di pensionamento anticipato, come le Quote 100, 102 e 103. Misure che hanno di fatto ritardato l’attuazione della riforma. La Fornero puntava a introdurre maggiori restrizioni e criteri più stringenti nel sistema pensionistico.

 Il lungo addio delle pensioni anticipate

L’Ocse ha invitato l’Italia a eliminare gradualmente i canali di pensionamento anticipato. Un esempio di questo processo è la fine di Quota 100, una misura che consentiva il pensionamento anticipato sotto specifiche condizioni. Una decisione che si allinea con l’obiettivo di promuovere un’età pensionabile più ritardata e sostenibile.

Impatto su Quota 103

Il governo italiano sta ora valutando l’impatto di questa riforma su altre misure simili, come Quota 103. Permette il pensionamento con 62 anni di età e 41 anni di contributi e con alcune penalizzazioni. Tra queste c’è proprio l’adozione del metodo di calcolo per l’importo con il sistema contributivo.

Reversibilità vincolata a una soglia anagrafica

Un’altra importante proposta riguarda la pensione di reversibilità, tradizionalmente tra le più generose nell’area OCSE. L’idea è di ridurre l’ammissibilità a questa forma di pensione, legandola a una soglia anagrafica più elevata.

Introduzione di un nuovo criterio anagrafico

Si prevede di avvicinare l’età di accesso alla pensione di reversibilità a quella generale per il pensionamento. L’introduzione di questo nuovo criterio ha l’obiettivo di ridurre i costi e limitare gli effetti negativi sulla partecipazione al mercato del lavoro dei beneficiari.

Niente adeguamento alle pensioni più alte

L’Ocse ha anche suggerito il mantenimento della deindicizzazione parziale all’inflazione delle pensioni più elevate. Scelta già introdotta nella legge di bilancio del 2023: prevede che le pensioni superiori un certo livello non siano aggiornate in linea con l’inflazione. In particolare, la misura si concentra sugli assegni che sono 10 volte superiori al minimo INPS, inasprendo così le condizioni per le pensioni più alte.

Contributo di solidarietà dalle pensioni d’oro

L’OCSE raccomanda infine l’introduzione di un contributo di solidarietà per le pensioni d’oro, ovvero quelle eccezionalmente alte non giustificate da contributi proporzionali. Questo contributo dovrebbe essere temporaneo e mantenuto fino a quando il reddito relativo dei pensionati non si allineerà alla media OCSE.

Differenziazione basata sui contributi versati

Il contributo di solidarietà potrebbe prendere la forma di un’imposta progressiva, esentando le pensioni al di sotto di una soglia specifica. Si baserebbe sulla differenza tra le pensioni attualmente percepite e quelle calcolate secondo le norme di contribuzione. Questo sistema punta a garantire che le pensioni più alte contribuiscano in modo più equo al sistema previdenziale e alle finanze pubbliche.

Pensioni, tutti i tagli in arrivo
Nell’immagine una coppia prossima alla pensione molto confusa e preoccupata.

FAQ (domande e risposte)

Quali tagli alle pensioni sono sollecitati dall’Ocse all’Italia?

L’OCSE ha sollecitato all’Italia di implementare tagli significativi nel sistema pensionistico per contenere la spesa previdenziale. Questi tagli includono la graduale eliminazione del pensionamento anticipato, l’introduzione di vincoli anagrafici più stringenti per l’accesso alle pensioni di reversibilità, e la riduzione delle cosiddette pensioni d’oro che non sono giustificate da contributi adeguati.

In che modo l’invecchiamento della popolazione influisce sulle pensioni in Italia?

L’invecchiamento della popolazione in Italia ha un impatto diretto e significativo sul sistema pensionistico. Con una popolazione che invecchia, c’è un aumento della domanda di prestazioni pensionistiche. Questo fenomeno, insieme ai generosi livelli delle prestazioni assicurati dal sistema retributivo e misto, fa sì che la spesa previdenziale continui a crescere, attualmente rappresentando il 16,5% del PIL. Tale crescita pone una pressione crescente sulle finanze pubbliche.

Qual è l’impatto delle pensioni di reversibilità sul Pil italiano?

Le pensioni di reversibilità hanno un impatto sostanziale sul PIL italiano. Nel 2019, queste pensioni costituivano circa il 2,5% del PIL, che è tra i più elevati nell’area OCSE. Pertanto, la loro riduzione o regolamentazione più stretta potrebbe contribuire significativamente al contenimento della spesa previdenziale complessiva.

Come l’Ocse propone di ridurre la spesa pensionistica in Italia?

Per ridurre la spesa pensionistica, l’OCSE propone diverse strategie. Queste includono eliminare gradualmente i regimi di pensionamento anticipato, introdurre soglie anagrafiche più alte per le pensioni di reversibilità e imporre un contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro non giustificate da elevati contributi versati. Queste misure sono finalizzate a rendere il sistema previdenziale italiano più sostenibile e allineato agli standard OCSE.

Quali sono le proposte dell’Ocse per le pensioni d’oro in Italia?

Per le cosiddette pensioni d’oro, l’OCSE suggerisce l’introduzione di un contributo di solidarietà. Questo contributo si applicherebbe esclusivamente alle pensioni elevate non giustificate da contributi proporzionali. Il prelievo di solidarietà proposto dovrebbe essere temporaneo e mantenuto fino a quando il reddito relativo dei pensionati non sia allineato alla media dell’OCSE.

Quali modifiche alla spesa previdenziale italiana suggerisce il rapporto Ocse?

Il rapporto OCSE suggerisce diverse modifiche alla spesa previdenziale italiana, tra cui la parziale deindicizzazione delle pensioni elevate nel breve termine, che dovrebbe poi essere sostituita nel medio termine con un’imposta sulle pensioni elevate non correlate ai contributi versati. Queste modifiche sono parte di un approccio più ampio per rendere il sistema pensionistico più equilibrato e sostenibile.

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