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Perché l’età della pensione non è scesa

Perché l’età della pensione non è scesa dopo il Covid? Il tasso di mortalità molto alto avrebbe dovuto causare secondo la legge una riduzione della soglia anagrafica. È invece niente. Cerchiamo di capire perché.

di Redazione

Gennaio 2024

Perché l’età della pensione non è scesa dopo il Covid? I parametri anche secondo la legge avrebbero dovuto prevedere un adeguamento al ribasso dell’età anagrafica a causa dell’aumento della mortalità. Invece niente, si è solo evitato un nuovo incremento. Cerchiamo di capire perché. (scopri le ultime notizie sulle pensioni e su Invalidità e Legge 104. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Perché l’età della pensione non è scesa: non è stata applicata la legge

Un report tecnico dell’Istat, intitolato “Aggiornamento dei parametri demografici sottostanti la normativa previdenziale“, ha suscitato molte perplessità.

Secondo la legge, l’Istat avrebbe dovuto adeguare l’età pensionabile tenendo conto non solo degli aumenti medi della speranza di vita ma anche delle sue diminuzioni. In teoria, questo avrebbe dovuto portare a una riduzione dell’età di pensionamento.

Come ha inciso il Covid-19

Il Covid-19 ha avuto un impatto rilevante sulla mortalità. Un impatto così forte che avrebbe dovuto incidere direttamente sull’età pensionabile. L’adeguamento previsto per il 1° gennaio 2023, basato sulla differenza della speranza di vita tra il 2019-2020 e il 2017-2018, avrebbe infatti dovuto registrare una diminuzione di tre mesi. Ma non solo, un ulteriore mese di riduzione era atteso per il 1° gennaio 2025, basato sull’aspettativa di vita del 2021-2022 rispetto al 2019-2020.

Nessun cambiamento

Nonostante le previsioni e le aspettative, in entrambi i casi, gli adeguamenti sono risultati pari a zero. La ragione? La legge prevede solo variazioni al rialzo dell’età pensionabile, non al ribasso, nonostante il cambiamento delle condizioni demografiche dovute alla pandemia.

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La legge per l’adeguamento dell’età pensionabile

La legge per l’adeguamento dell’età pensionabile determina quindi quando una persona può uscire dal mondo del lavoro

Con il decreto legislativo 78 del 2010, varato dal quarto governo Berlusconi, è stata modificata l’età per la pensione di vecchiaia, che era fissata a 65 anni, introducendo un meccanismo di adeguamento basato sulla speranza di vita.

Adeguamento e limitazioni

Questo adeguamento doveva essere di cinque mesi, ma l’articolo 12 del decreto stabiliva che “in sede di prima applicazione tale aggiornamento non può in ogni caso superare i tre mesi”. Di conseguenza, l’adeguamento effettivo è stato limitato a tre mesi, nonostante la differenza nella speranza di vita suggerisse un periodo più lungo.

Speranza di vita, non è la stessa in tutta Italia

Ci sono due paradossi in questa normativa. Ecco il primo: la diversità della speranza di vita tra le varie regioni.

Trento e Napoli: un esempio

Prendiamo, ad esempio, la differenza tra Trento e Napoli. Statisticamente, chi vive a Trento ha una speranza di vita superiore di circa 3,6 anni rispetto a chi risiede a Napoli. Questa variazione regionale non è un caso isolato, ma una tendenza che si può riscontrare in diverse parti del paese.

Impatto sui coefficienti di calcolo pensionistico

Queste differenze regionali nella speranza di vita dovrebbero, teoricamente, influenzare i coefficienti di calcolo per la trasformazione del montante contributivo, ovvero i parametri che determinano l’importo della pensione.

E invece, nonostante queste differenze significative, i coefficienti utilizzati per il calcolo delle pensioni sono gli stessi su tutto il territorio nazionale. Questo significa che il calcolo si basa sulla media nazionale, piuttosto che sulle specifiche regionali.

Bisognerebbe introdurre anche un altra differenziazione: il dirigente in pensione vive in media cinque anni più di un operaio.

Le conseguenze di questa scelta

La decisione di utilizzare un’unica media nazionale per i coefficienti pensionistici porta a una sorta di “distorsione”. Ad esempio, in un sistema più adattato alla realtà regionale, i trentini dovrebbero ricevere pensioni leggermente più basse rispetto ai napoletani, data la loro maggiore aspettativa di vita. Tuttavia, attualmente, questo non accade.

Le donne vivono più degli uomini

Uno degli aspetti meno discussi ma importanti nel contesto delle pensioni è la differenza di aspettativa di vita tra uomini e donne. È un dato di fatto che le donne vivono mediamente 4,5 anni in più degli uomini. Questa differenza ha ripercussioni significative sul sistema pensionistico.

Perché la longevità femminile è rilevante?

La maggiore longevità delle donne dovrebbe teoricamente influenzare l’ammontare delle pensioni. Se i coefficienti pensionistici tenessero conto della differenza di genere, ci aspetteremmo che gli uomini ricevessero pensioni più alte, perché hanno una vita più breve, e le donne importi più bassi, per la loro maggiore longevità.

Una politica pensionistica non differenziata

Nonostante la differenza evidente nella speranza di vita, il sistema attuale non diversifica i calcoli pensionistici in base al genere. I coefficienti utilizzati sono uniformi per uomini e donne, nonostante la loro diversa aspettativa di vita.

Le conseguenze di questa scelta

Le donne, che vivono più a lungo, potrebbero essere considerate in una posizione vantaggio nel ricevere la pensione per un periodo maggiore. Ma bisogna anche tenere conto dei molti problemi che le donne sono costretta ad affrontare in altri ambiti, a partire dall’occupazione e per arrivare ai lavori di cura.

Perché l'età della pensione non è scesa
Nell’immagine due persone in età da pensione molto perplesse,.

FAQ (domande e risposte)

Perché l’età pensionabile non è scesa dopo il Covid?

L’età pensionabile in Italia non è scesa dopo il Covid principalmente perché la legge che regola l’adeguamento dell’età pensionabile non è stata applicata come previsto. Sebbene ci fosse un aumento della mortalità a causa del Covid, che avrebbe potuto portare a un adeguamento al ribasso dell’età pensionabile, la realtà è stata diversa. La legge in questione prevedeva solo variazioni al rialzo, non considerando la possibilità di una diminuzione dell’aspettativa di vita.

Come influenza la mortalità l’età della pensione secondo la legge?

Secondo la legge italiana, l’età della pensione dovrebbe adeguarsi in base alle variazioni della speranza di vita. Tuttavia, nella pratica, la legge considera solo aumenti della speranza di vita, non diminuzioni. Quindi, un aumento della mortalità, come quello visto durante il Covid, non ha portato a un abbassamento dell’età pensionabile come ci si potrebbe aspettare.

Qual è stata la decisione dell’Istat sull’età pensionabile nel 2023?

L’Istat aveva previsto che nel 2023 l’età di pensionamento dovesse diminuire di 3 mesi a causa dell’aumento della mortalità per Covid. Un ulteriore mese di riduzione era previsto per il 2025. Tuttavia, questi adeguamenti non sono stati applicati; l’età pensionabile è rimasta invariata a 67 anni, anziché diminuire a 66 anni e 8 mesi come avrebbe dovuto secondo le stime dell’Istat.

In che modo la legge del 2010 ha Influenzato l’età pensionabile?

La legge del 2010, varata dal quarto governo Berlusconi, ha introdotto un meccanismo di adeguamento dell’età pensionabile basato sulla speranza di vita. Questa legge ha determinato un aumento di 3 mesi dell’età pensionabile, anche se l’aumento della speranza di vita avrebbe giustificato un adeguamento di 5 mesi. Questo è dovuto a una clausola che limitava l’aumento a un massimo di 3 mesi nella sua prima applicazione, lasciando due mesi di mancato anticipo.

Perché i coefficienti di pensione non variano in base alla speranza di vita regionale?

I coefficienti di pensione in Italia sono uniformi per tutto il paese e non variano in base alle differenze regionali nella speranza di vita. Questo accade per esigenze di semplificazione del sistema. Per esempio, sebbene la speranza di vita a Trento sia superiore di 3,6 anni rispetto a Napoli, i coefficienti pensionistici non riflettono questa differenza. Questa uniformità conduce a una distribuzione delle pensioni che non tiene conto delle reali differenze di aspettativa di vita tra le diverse regioni.

Come incide la differenza di genere sulla speranza di vita nelle pensioni?

Nel sistema pensionistico italiano, la differenza di genere nella speranza di vita non viene presa in considerazione nel calcolo delle pensioni. Le donne, che vivono in media 4,5 anni in più degli uomini, non ricevono pensioni inferiori nonostante la loro maggiore longevità. Questo approccio uniforme significa che gli uomini non ricevono pensioni maggiorate nonostante la loro minore aspettativa di vita. Di conseguenza, le donne tendono a beneficiare di una maggiore durata delle pensioni, a dispetto delle sfide che affrontano in altri ambiti della vita lavorativa e sociale.

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