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Permessi 104 durante il periodo di prova?

Permessi con Legge 104 durante il periodo di prova: è possibile fruirne o si rischia il licenziamento? Ecco cosa dice il decreto e le sue interpretazioni.

di Carmine Roca

Aprile 2024

È possibile fruire dei permessi con Legge 104 durante il periodo di prova? Ecco cosa c’è da sapere (scopri le ultime notizie su lavoro, disoccupazione, offerte di lavoro e concorsi attivi. Ricevi le news gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Permessi con Legge 104 durante il periodo di prova: è possibile?

Rispondiamo subito alla domanda di apertura: è consentito fruire dei permessi con Legge 104 durante il periodo di prova.

Significa che il lavoratore in prova ha diritto ai permessi retribuiti e può assentarsi per prestare assistenza al coniuge o al familiare con disabilità grave.

Niente rischio licenziamento, quindi. Il periodo di prova può essere prolungato anche in caso di fruizione dei permessi con Legge 104.

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Permessi con Legge 104 durante il periodo di prova: il “Decreto Trasparenza”

Il dubbio era sorto al momento della pubblicazione del “Decreto Trasparenza” firmato dal ministro Orlando nel 2022, in relazione al periodo di prova.

Nel decreto erano indicate quatto situazioni che causavano lo slittamento del periodo di prova senza conseguenze per il lavoratore: la malattia, l’infortunio, il congedo di maternità e di paternità obbligatori.

Non c’era alcun riferimento, invece, né ai permessi né al congedo straordinario con Legge 104. Un’interpretazione che lasciò interdetti migliaia di lavoratori fruitori delle agevolazioni della Legge 104 per prestare cure e assistenza a familiari in stato di necessità.

Accadde poi che il Ministero del Lavoro ridimensionò l’errore commesso, adducendo che, il mini-elenco di situazioni, fosse “meramente esemplificativo (e non tassativi e dunque esaustivi) di quelle situazioni di sospensione protette dal legislatore”.

Ma dal momento che, un decreto vale per quanto scritto al suo interno, in caso di licenziamento di un lavoratore in prova a causa di assenze legate all’assistenza di familiari con disabilità grave tramite permessi con Legge 104, questi come avrebbe potuto convincere il giudice?

Dopo un mese e mezzo dall’entrata in vigore della legge, sollecitato da stampa e associazioni che assistono disabili e caregiver, il Ministero del Lavoro ha pubblicato una circolare, avente valore di legge, con cui ha posto fine all’equivoco.

Il prolungamento del periodo di prova previsto dall’articolo 7, comma 3, del decreto legislativo numero 104 del 2022 si applica anche ai congedi e ai permessi fruiti ai sensi della Legge 104 del 1992.

Dunque, il periodo di prova rimane sospeso in caso di assenza per malattia, infortunio, congedi di maternità o paternità obbligatori e anche per i permessi e per i congedi con Legge 104 fruibili dal lavoratore o dalla lavoratrice in prova.

Permessi con Legge 104: chi può richiederli?

Possono richiedere i permessi lavorativi con la 104:

La legge Cirinnà del 2016 ha dato al convivente di fatto e alla parte dell’unione civile gli stessi diritti del coniuge, dei parenti o degli affini (circolare INPS numero 38 del 2017 e numero 36 del 2022).

L’abolizione del referente unico permette, dall’agosto del 2022, a più familiari di assistere lo stesso disabile, alternandosi tra loro.

Permessi con Legge 104: quanti ne spettano?

A seconda della situazione e del richiedente, cambiano le condizioni di fruizione dei permessi lavorativi che, ricordiamolo, sono retribuiti e coperti da contribuzione figurativa.

Il lavoratore disabile in condizione di gravità può richiedere, alternativamente:

I genitori biologici, adottivi o affidatari di figli disabili gravi possono ottenere permessi in base all’età del figlio, se questi ha meno di tre anni, possono beneficiare, in modo alternato, di:

Se il figlio con disabilità grave ha un’età compresa tra i 3 e i 12 anni o in caso di adozione entro i 12 anni di età, dall’ingresso in famiglia del minore, i genitori biologici, adottivi o affidatari hanno diritto a:

Infine, il coniuge o parte dell’unione civile o convivente di fatto, i parenti e gli affini di disabili gravi e i genitori biologici, adottivi o affidatari di figli disabili gravi hanno diritto a:

In merito alle due ore di permesso si considera come base di riferimento l’orario lavorativo giornaliero superiore o pari a 6 ore, in caso di giornata lavorativa con meno di 6 ore, il permesso si riduce ad un’ora.

Permessi con Legge 104 durante il periodo di prova
Permessi con Legge 104 durante il periodo di prova: in foto una ragazza dubbiosa.

Faq sui permessi con Legge 104

A chi spettano permessi con Legge 104 doppi?

La Legge 104 consente a un lavoratore disabile grave, di fruire dei 3 giorni di permessi retribuiti e assistere, contemporaneamente, il coniuge o un familiare con disabilità grave (circolare INPS numero 39 del 2023).

Di conseguenza avrà diritto a permessi lavorativi doppi (6 giorni al mese). Lo stesso discorso vale per il caregiver che assiste due familiari con disabilità gravi: anche a lui spettano 6 giorni di permessi retribuiti al mese.

È possibile cumulare i giorni di permesso se non li termino in un mese?

Ricordiamo che non è possibile cumulare giorni di permesso: l’agevolazione va sfruttata mese per mese. Dunque, se in un mese, il disabile o il caregiver ha fruito di 2 giorni di permesso, il giorno di permesso residuo viene perduto.

Qual è la differenza tra richiedere i permessi per intere giornate o ad ore?

Richiedere i permessi per intere giornate permette di ottenere un totale di 24 ore di permesso al mese, se si lavora 5 giorni alla settimana con un orario di 8 ore al giorno. Richiedere permessi ad ore, invece, consente di “spalmare” queste 24 ore per soddisfare esigenze specifiche. Un’opzione popolare è richiedere due ore di permesso al giorno. Anche se lavori 20 giorni al mese, avrai comunque 40 ore di permesso a disposizione, permettendoti di lavorare meno ore al mese e di sfruttare al meglio le agevolazioni previste dalla legge.

Cosa dice la Legge 104 riguardo l’assistenza fuori regione?

Se un lavoratore deve assistere un familiare con disabilità grave che vive in un’altra regione o a più di 150 chilometri di distanza, deve presentare una documentazione valida al suo datore di lavoro. Questa norma viene regolamentata dal decreto legislativo numero 119 del 2011 che ha modificato l’articolo 33 della Legge 104 del 1992.

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