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Permessi Legge 104: valgono per la pensione?

I permessi con Legge 104 valgono ai fini previdenziali? Ecco cosa sapere su contributi figurativi e massimali.

di Carmine Roca

Maggio 2024

In questo approfondimento vedremo insieme se i permessi con Legge 104 valgono ai fini previdenziali (scopri le ultime notizie su lavoro, disoccupazione, offerte di lavoro e concorsi attivi. Ricevi le news gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

I permessi con Legge 104 valgono ai fini previdenziali?

Chiariamo subito il dubbio: i permessi con Legge 104 valgono ai fini previdenziali? Assolutamente sì.

Questo perché i periodi di assenza da lavoro per l’assistenza a familiari con handicap grave, come permessi retribuiti o congedo straordinario, sono coperti da contribuzione figurativa e sono validi ai fini pensionistici, sia per il diritto, che per la misura dell’assegno.

Si tratta, infatti, di assenze tutelate dalla legge. I contributi figurativi sono accreditati direttamente dall’INPS e vanno a sommarsi agli altri contributi versati dal datore di lavoro o dal lavoratore stesso, a loro volta utili sia per il diritto che per la misura della pensione.

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L’importo degli accrediti figurativi è determinato dalla media delle retribuzioni settimanali percepite dal dipendente nell’anno solare in corso. Se non dovessero risultare retribuzioni effettive, si prende come riferimento quella percepita nell’anno solare immediatamente precedente.

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Permessi con Legge 104 e contributi figurativi: quali sono?

I contributi figurativi che coprono periodi di assenza per l’assistenza a coniuge o familiari con disabilità grave vengono concessi in caso di:

L’accredito dei contributi figurativi avviene applicando le regole ordinarie per i permessi mensili e per il prolungamento dell’astensione facoltativa. Invece, viene calcolato in misura ridotta per i permessi giornalieri e per il congedo straordinario.

Congedo straordinario con Legge 104 e contributi figurativi: cosa sapere?

Per quanto riguarda il congedo straordinario con Legge 104, anche questo periodo di assenza da lavoro (fino a un massimo di 2 anni in tutta la vita lavorativa del dipendente) è coperto da contribuzione figurativa e vale per il diritto e la misura dell’assegno pensionistico.

Ma a differenza dei permessi retribuiti, per il congedo straordinario esiste un massimale di contributi figurativi da rispettare, oltre il quale il dipendente andrà economicamente a perderci sia sull’importo dello stipendio, sia sulla pensione futura.

Dal 2011, per adeguare il beneficio alle reali condizioni economiche, l’importo massimo di retribuzione e contribuzione viene rivalutato annualmente, in base alla variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati.

Con la circolare numero 21 del 25 gennaio 2024, l’INPS ha aggiornato il tetto massimo complessivo di retribuzione annua e contributi per i periodi di congedo straordinario in favore dei lavoratori familiari di disabili gravi.

Il nuovo massimale, per il 2024, è di 56.586,00 euro. Oltre questo importo il lavoratore perderà parte della retribuzione, che si tradurrà in una pensione di importo inferiore a quello che sarebbe maturato senza aver fruito del congedo straordinario.

I permessi con Legge 104 valgono ai fini previdenziali
I permessi con Legge 104 valgono ai fini previdenziali: in foto un punto interrogativo bianco su sfondo nero.

Faq sui permessi con Legge 104

I permessi con Legge 104 maturano in cassa integrazione?

Soltanto quando il lavoratore è in cassa integrazione a orario ridotto. Ovvero quando il lavoratore è sospeso solo per alcune ore al giorno o in alcuni giorni della settimana.

Non maturano e non si ha diritto ai permessi con Legge 104 quando si è in cassa integrazione a zero ore, ovvero quando il lavoratore è messo a riposo per tutto il mese lavorativo.

È possibile godere di permessi con Legge 104 durante il periodo di prova?

Sì, è consentito fruire dei permessi con Legge 104 durante il periodo di prova. Significa che il lavoratore in prova ha diritto ai permessi retribuiti e può assentarsi per prestare assistenza al coniuge o al familiare con disabilità grave.

Niente rischio licenziamento, quindi. Il periodo di prova può essere prolungato anche in caso di fruizione dei permessi con Legge 104.

Basta un abuso con i permessi 104 per essere licenziati?

Sì, secondo una sentenza della Corte di Cassazione (la numero 17102 del 2021), basta un episodio negativo per giustificare il licenziamento. Per la legge, dunque, non serve che il lavoratore con disabilità o il caregiver reiteri il comportamento sbagliato: ne basta uno per ledere irrimediabilmente il rapporto di fiducia con il datore di lavoro.

Qual è la differenza tra richiedere i permessi per intere giornate o ad ore?

Richiedere i permessi per intere giornate permette di ottenere un totale di 24 ore di permesso al mese, se si lavora 5 giorni alla settimana con un orario di 8 ore al giorno. Richiedere permessi ad ore, invece, consente di “spalmare” queste 24 ore per soddisfare esigenze specifiche. Un’opzione popolare è richiedere due ore di permesso al giorno. Anche se lavori 20 giorni al mese, avrai comunque 40 ore di permesso a disposizione, permettendoti di lavorare meno ore al mese e di sfruttare al meglio le agevolazioni previste dalla legge.

Chi può prendere la 104 per due persone?

Con l’eliminazione del principio di alternanza riguardante l’assistenza a un familiare con Legge 104, il diritto viene esteso a più persone. Ora, diversi familiari possono usufruire, a turno, dei permessi per assistere lo stesso familiare disabile, come previsto dall’articolo 3 comma 3 della Legge 104, con un limite massimo di tre giorni mensili complessivi. Prima di questa modifica, l’alternanza era permessa solo ai genitori che assistevano un figlio disabile, ma ora questa possibilità viene estesa a tutti coloro che hanno il diritto di fruire dei permessi previsti dalla Legge 104.

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