Come funzionano le regole di smartworking per i diversamente abili che lavorano nel pubblico impiego? Ecco tutte le novità (scopri le ultime notizie su lavoro, disoccupazione, offerte di lavoro e concorsi attivi. Ricevi le news gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).
Indice
Più smartwork per lavoratori disabili: ecco come funziona
Il nuovo contratto di lavoro per il comparto Funzioni Centrali del pubblico impiego prevede significativi cambiamenti, tra cui un aumento dei giorni di smartworking e un incremento dei salari.
Questi cambiamenti rappresentano una svolta importante per diverse categorie di lavoratori, specialmente per quelli con esigenze particolari rispetto alla condizione di disabilità.
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Incremento dello smartworking nel nuovo contratto
Nella bozza del nuovo contratto, si evidenzia una maggiore flessibilità nell’utilizzo del lavoro da remoto. In particolare, viene abolito il criterio secondo cui la maggior parte del lavoro deve essere svolta in presenza.
Questo cambiamento mira a facilitare le esigenze di specifiche categorie di dipendenti, offrendo loro un maggior numero di giorni di smartworking rispetto a quelli in presenza.
Quali categorie di lavoratori sono interessate?
Il nuovo contratto pone un’attenzione particolare su alcune categorie di lavoratori che potranno beneficiare di questa maggiore flessibilità. Tra questi, ci sono:
- Dipendenti con specifiche esigenze di salute.
- Coloro che assistono familiari con disabilità o condizioni gravi secondo la Legge 104.
- Genitori con bambini piccoli.
Questa modifica è significativa in quanto riconosce e risponde alle necessità delle categorie più vulnerabili, permettendo loro di bilanciare meglio le esigenze lavorative e personali.
Gli obiettivi della riforma e discussioni sindacali
Il cambiamento rappresenta un’inversione di tendenza rispetto alla normativa introdotta dall’ex ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, che aveva imposto la prevalenza del lavoro in ufficio per superare le difficoltà dell’emergenza pandemica. Ora, l’obiettivo è rendere il lavoro agile più accessibile, soprattutto per le categorie fragili e per i genitori con figli piccoli.
Il nuovo contratto sarà discusso tra l’ARAN (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle Pubbliche Amministrazioni) e i sindacati del comparto Funzioni Centrali. Tuttavia, la negoziazione si preannuncia complessa, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto economico.
Alcuni sindacati chiedono maggiori risorse per aumenti salariali, puntando a ottenere un ulteriore 0,5% oltre al 5,78% già finanziato nella manovra precedente. Questo incremento avrebbe un costo stimato di circa un miliardo di euro per tutti i comparti, una somma difficile da reperire data la situazione critica delle finanze pubbliche.
Quale impatto ha questa novità sulla busta paga?
Un problema significativo riguarda la perdita della contribuzione per i dipendenti pubblici che superano i 35.000 euro lordi di stipendio. Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, questo taglio del cuneo contributivo equivale a una perdita di 1.100 euro netti annui, rischiando di annullare gli aumenti contrattuali per coloro che si trovano in quella fascia di reddito.
Questa problematica non riguarda solo il comparto delle Funzioni Centrali, ma anche quello sanitario, dove molti infermieri hanno redditi vicini a questa soglia.
Per risolvere questo problema, sarà probabilmente necessario attendere la prossima manovra di Bilancio, durante la quale il Governo potrebbe introdurre correttivi per evitare l’effetto negativo della perdita della decontribuzione. In conclusione, sebbene il nuovo contratto di lavoro per le Funzioni Centrali presenti sfide significative, le modifiche proposte promettono di migliorare la flessibilità e il benessere per molte categorie di lavoratori nel pubblico impiego.

FAQ: domande frequenti su lavoro e disabilità
Come avviene l’accertamento sanitario per le categorie protette?
L’interessato dovrà ottenere il certificato di invalidità, dopo essere stato esaminato da una commissione medica dell’Asl competente, integrata da un medico dell’INPS e da un esperto nei casi da esaminare come previsto dall’articolo 4 della Legge 104 del 1992.
Cosa fa la commissione medica nella valutazione del lavoratore con disabilità?
L’obiettivo della commissione medica è finalizzato all’individuazione della capacità globale, attuale e potenziale per il collocamento lavorativo della persona con disabilità, attraverso la formulazione:
- di una diagnosi funzionale che prevede una descrizione analitica della compromissione funzionale dello stato psico-fisico e sensoriale della persona basata su dati anamnestico-clinici, sui dati attinenti alla diagnosi funzionale e al profilo dinamico funzionale eventualmente redatti per la persona con disabilità nel periodo scolare, sulla valutazione della documentazione medica preesistente;
- di un profilo socio-lavorativo della persona con disabilità attraverso l’acquisizione di notizie utili per individuare la persona nel suo ambiente, la sua situazione familiare, di scolarità (eventuale diagnosi funzionale e profilo dinamico-funzionale) e di lavoro anche in collaborazione con il comitato tecnico.
Chi rientra nelle categorie protette come lavoratore con disabilità?
Hanno diritto al collocamento mirato queste categorie di lavoratori:
- persone in età lavorativa affette da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali o portatori di handicap intellettivo, con una riduzione della capacità lavorativa superiore al 45%;
- persone con un grado di invalidità del lavoro superiore al 33%, come accertata dall’INAIL;
- persone non vedenti o sordomute (legge 27 maggio 1970, n. 382 e legge 26 maggio 1970, n. 381);
- persone invalide di guerra, invalide civili di guerra e invalide per servizio, con minorazioni ascritte dalla prima all’ottava categoria delle tabelle allegate al Testo Unico delle norme in materia di pensioni di guerra (D.P.R. 23 dicembre 1978, n. 915);
- persone inabili allo svolgimento delle proprie mansioni in conseguenza di infortunio o malattia con una riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 60% oppure divenuti inabili a causa dell’inadempimento, accertato in sede giudiziale, da parte del datore di lavoro delle norme in materia di sicurezza ed igiene del lavoro.
Rientrano nelle categorie protette anche:
- centralinisti telefonici non vedenti;
- massaggiatori e massofisioterapisti non vedenti;
- terapisti della riabilitazione non vedenti;
- insegnanti non vedenti.
È possibile rinunciare al collocamento mirato?
Sì, è possibile fare rinuncia al collocamento mirato. Il collocamento mirato, infatti, non è un obbligo ma un’opportunità per il lavoratore disabile. Non essendo un obbligo, hai la possibilità di iscriverti e di cancellarti dal collocamento mirato in qualsiasi momento, senza alcun tipo di problema ma rinunciando, ovviamente, a tutti i diritti ad esso collegati.
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