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Pubblico impiego, la laurea non serve?

Pubblico impiego, la promozione scatta anche per chi non ha il titolo di studio adeguato e solo in base agli anni di servizio. Il provvedimento inserito nel nuovo contratto dopo l’intervento dei sindacati. Non mancano le polemiche. Vediamo come funziona, anche con esempi pratici.

di Redazione

Settembre 2023

Pubblico impiego, la promozione scatta da una categoria inferiore a una superiore anche se non c’è il titolo di studio adeguato (laurea), ma in base all’esperienza. Si tratta di un provvedimento temporaneo che è stato ottenuto dai sindacati durante la trattativa per il rinnovo del Contratto nazionale di lavoro per il pubblico impiego e che sarà valido fino al 31 dicembre 2025. Una questione che ha suscitato polemiche. Ma vediamo nel dettaglio come funziona. Anche con esempi. (scopri le ultime notizie su lavoro, disoccupazione, offerte di lavoro e concorsi attivi. Ricevi le news gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Progressioni verticali nel pubblico impiego

La progressione verticale è un passaggio da una categoria di impiego a una superiore. Ad esempio, se un impiegato desidera diventare funzionario, ha l’opportunità di partecipare ai bandi anche senza il titolo di studio solitamente richiesto. Questa possibilità è garantita fino al 2025 e dipende dalla quantità di esperienza accumulata.

Come funzionano le progressioni verticali

Nel dettaglio, il nuovo contratto ccnl pubblico impiego del 16 novembre 2022 distingue tra:

  1. Procedure “ordinarie”: basate esclusivamente sulla legge, ma citate nei contratti.
  2. Procedure “speciali”: valide dal 1° aprile 2023 al 31 dicembre 2025, le cui regole sono stabilite nel contratto. Permettono alcune deroghe ai titoli di studio normalmente richiesti, ma con riferimento a regole più dettagliate che gli enti adotteranno di concerto con i sindacati.

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Progressione verticale senza laurea

Le norme attuali del pubblico impiego stabiliscono che fino al 31 dicembre 2025 le progressioni di carriera possono basarsi sia sull’esperienza lavorativa maturata che sul titolo di studio.

Per passare da assistente a funzionario è necessario:

  1. Avere una laurea (triennale o magistrale) e almeno 5 anni di esperienza nel ruolo di assistente o un ruolo equivalente del precedente sistema.
  2. Oppure avere un diploma di scuola superiore e almeno 10 anni di esperienza come assistente o in un ruolo equivalente del sistema precedente.

Se si desidera passare da operatore a assistente, sono necessari:

  1. Un diploma di scuola secondaria di secondo grado e almeno 5 anni di esperienza come operatore o un ruolo equivalente del sistema precedente.
  2. Oppure aver soddisfatto l’obbligo scolastico e aver accumulato almeno 8 anni di esperienza come operatore o in un ruolo equivalente del sistema precedente.

Procedure speciali e progressioni

Grazie all’art. 52, comma 1-bis, del D.L. 9 giugno 2021, n. 80, i contratti possono stabilire procedure speciali di progressione verticale. Queste procedure danno valore all’esperienza e alla professionalità maturate nel corso di almeno cinque anni, anche se non si ha il titolo di studio normalmente richiesto.

Ti ricordiamo che negli enti locali è stata prevista l’assunzione veloce di giovani.

Esempio pratico: bando MEF

Un esempio lampante arriva dal Ministero dell’Economia. Nel bando per la progressione da assistente a funzionario MEF, pubblicato il 4 agosto e con scadenza il 15 settembre 2023, vengono delineati chiari criteri di accesso. Sono previsti due percorsi:

  1. Avere una laurea (triennale o magistrale) e almeno 5 anni di esperienza nell’Area degli assistenti;
  2. Possedere un diploma di scuola secondaria di 2° grado e accumulare almeno 10 anni di esperienza nella stessa area.

Ma c’è di più. Anche l’esperienza accumulata in altri contesti della PA, in diverse posizioni, è considerata valida. E il punto davvero rivoluzionario: nell’assegnazione dei punteggi, l’esperienza vale di più del titolo di studio.

Potrebbe interessarti sapere come è possibile essere assunti nei Comuni senza concorso.

Dettaglio dei punteggi

Dissipiamo ogni dubbio sul sistema di punteggio:

Polemiche e riflessioni

Questo approccio ha sollevato molte discussioni. Mentre alcuni applaudono l’importanza data all’esperienza, altri si interrogano sul valore reale dei titoli di studio. Il dibattito è aperto: l’esperienza può davvero sostituire completamente la formazione accademica?

La risposta del ministro

Il Ministro Zangrillo ha spiegato la possibilità di accedere alla progressione verticale da assistente a funzionario senza possedere una laurea. Nonostante quanto previsto dal CCNL, alcune aree ad alta qualificazione rimangono escluse da questa disposizione.

“Non stiamo parlando di promozioni automatiche, ma di procedure selettive” ha affermato il Ministro.

Il Ministro ha sottolineato che l’anzianità di servizio molto spesso rappresenta un valore aggiunto, poiché riflette l’esperienza e il “saper fare”. A chi ha sollevato dubbi sulla valutazione dell’anzianità rispetto ai titoli di studio, il Ministro ha risposto sottolineando l’importanza dell’esperienza professionale maturata.

I meccanismi delle Asl

Alcune Asl italiane hanno avviato procedure semi-automatiche per identificare i dipendenti interessati alle progressioni verticali e verificare la disponibilità di risorse.

In questo post verifica chi non può partecipare ai concorsi pubblici.

Il Comune di Roma ha recentemente concluso un maxi bando per oltre 2.000 progressioni, molte delle quali mirate a passare all’area dei funzionari. Di solito, per questo tipo di posizioni, si richiede una laurea.

Nonostante queste nuove opportunità, è importante notare che l’età media della pubblica amministrazione italiana è di 50 anni, e solo un terzo dei dipendenti ha un titolo di studio universitario. Questa situazione potrebbe non essere ideale per attrarre giovani talenti.

Pubblico impiego, promozione senza laurea
Nella foto un impiegato statale ha appena ricevuto una promozione.

FAQ (domande e risposte)

Come funzionano le promozioni nel pubblico impiego fino al dicembre 2025?

Le promozioni nel pubblico impiego fino al 31 dicembre 2025 si basano sia sull’esperienza lavorativa che sul titolo di studio. Questo provvedimento temporaneo è stato ottenuto dai sindacati durante la trattativa per il rinnovo del Contratto nazionale di lavoro per il pubblico impiego. Si distinguono principalmente in due procedure:

  1. Procedure “ordinarie”: Basate sulla legge, richiamate nei contratti (art. 15, comma 1 del CCNL).
  2. Procedure “speciali”: Valide dal 1° aprile 2023 al 31 dicembre 2025, previste nel CCNL (art. 13 commi 6, 7, 8). Queste procedure, pur seguendo criteri valutativi simili a quelli previsti dalla legge, includono una parziale deroga al possesso dei titoli di studio richiesti per l’accesso dall’esterno.

Come si passa da assistente a funzionario?

Per passare da assistente a funzionario, ci sono due percorsi principali:

  1. Avere una laurea (triennale o magistrale) e almeno 5 anni di esperienza nell’Area degli assistenti o nell’equivalente area del precedente sistema di classificazione.
  2. Avere un diploma di scuola secondaria di 2° grado e almeno 10 anni di esperienza nell’Area degli assistenti o nell’equivalente area del precedente sistema di classificazione.

Quando si possono fare le progressioni verticali?

Le progressioni verticali possono essere fatte attraverso bandi, come evidenziato dall’esempio del bando del MEF. Fino al 2025, un impiegato ha la possibilità di partecipare ai bandi anche in deroga al titolo di studio. Ad esempio, un impiegato con solo un diploma di scuola superiore può partecipare se ha maturato almeno dieci anni di servizio.

Che significa dire che l’esperienza vale più del titolo?

Nel contesto delle promozioni nel pubblico impiego, l’esperienza lavorativa ha una valutazione superiore al titolo di studio. Nel bando del MEF, per esempio, si può ottenere un punteggio massimo di 100 punti, dove fino a 40 punti sono assegnati sulla base dell’esperienza di lavoro, mentre solo 25 punti sono dedicati alla valutazione del titolo di studio. Questo indica che l’esperienza lavorativa ha un peso maggiore rispetto al titolo di studio nell’assegnazione del punteggio totale. Questa scelta ha scatenato polemiche tra coloro che vedono l’importanza dell’esperienza lavorativa e coloro che credono che l’istruzione dovrebbe avere un peso maggiore.

In sintesi, fino al dicembre 2025 nel pubblico impiego italiano, l’esperienza lavorativa ha un ruolo centrale nelle promozioni, permettendo persino a coloro senza titoli universitari avanzati di avanzare in posizioni superiori se hanno un’esperienza lavorativa significativa. Questa decisione mira a valorizzare l’esperienza sul campo, pur riconoscendo il valore dell’istruzione formale.

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