Quando andrai in pensione con le misure che sono oggi in vigore? Beh, chi ha immaginato una uscita molto anticipata, come è stato possibile fino a qualche anno fa, farà meglio a cambiare idea. Non sarà possibile prima dei 60 anni, molti si avvicineranno ai 68 e c’è chi potrebbe andare peggio. Vediamo nel dettaglio. (scopri le ultime notizie sulle pensioni e su Invalidità e Legge 104. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).
Indice
Quando andrai in pensione: la situazione
La domanda “quando andrai in pensione?” è più attuale che mai. Soprattutto nel 2024 e dopo le ripetute strette dei governo. Le normative in vigore stabiliscono un’età di pensionamento che generalmente varia tra i 60 e i 68 anni. Questo intervallo è determinato da vari fattori, tra cui l’anno di nascita e l’età in cui si è iniziato a contribuire. La situazione è cambia da persona a persona. C’è chi potrebbe anche superare i 70 anni prima di poter andare in pensione.
Fattori determinanti
A incidere sull’età del pensionamento oltre alle misure che sono in vigore ci sono anche questi tre aspetti fondamentali:
- Anno di nascita: incide direttamente sull’età di pensionamento.
- Età di inizio contributi: più precoce è l’inizio, prima si può andare in pensione.
- Riscatti e pause contributive: possono influire sull’età di pensionamento.
Ma entriamo nel dettaglio. Partiamo dalle uscite anticipate, per poi soffermarci sulle possibilità di pensionamento per lavoratori dipendenti e autonomi.
Entra nella community, informati e fai le tue domande su YouTube e Instagram.
Pensione anticipata
La pensione anticipata contributiva permette a chi ha iniziato a lavorare dal 1996 in poi di andare in pensione qualche anno prima. La formula prevede che si possa accedere alla pensione a 64 anni di età con 20 anni di contribuzione, a condizione di avere un assegno pensionistico pari ad almeno tre volte l’assegno sociale, ovvero circa 1.325 euro netti al mese.
Chi beneficia di questa uscita anticipata?
- Nati dagli anni ’70 in poi.
- Lavoratori con carriere continue.
- Coloro che possono contare su una pensione di almeno 1.325 euro netti al mese.
Casi speciali
Per chi ha avuto carriere più discontinue o redditi più bassi, l’età di pensionamento potrebbe slittare, avvicinandosi ai 70 anni.
Tra le pensioni anticipate c’è anche Quota 103, 62 anni e 41 di contribuzione. Ma è una misura che pochi prenderanno in considerazione. È infatti molto meno vantaggiosa con il ricalcolo solo contributivo rispetto a misure che possono essere raggiunte lavorando poco più di un altro anno.
Al lavoro fino a 75 anni?
Sì, è una possibilità che non si può escludere per una parte dei lavoratori. Infatti, con una pensione inferiore all’assegno sociale, che oggi si aggira intorno ai 534 euro al mese, c’è il rischio di dover lavorare fino a quasi 75 anni. Questo scenario riguarda soprattutto chi ha avuto meno anni di lavoro e retribuzioni basse.
Chi rischia di lavorare più a lungo?
- Lavoratori con retribuzioni annue inferiori a 30.000 euro lordi se dipendenti e 40.000 euro se autonomi.
- Lavoratrici con figli, per le quali le soglie di pensionamento si abbassano.
Riscatto della laurea e buchi contributivi
Il riscatto della laurea può essere una opzione rilevante per chi ha intrapreso percorsi accademici. Riscattare gli anni di studio universitario significa “anticipare” l’età di inizio lavoro ai fini previdenziali.
Cosa comporta il riscatto della laurea?
- Anticipare l’inizio contributivo: gli anni universitari riscattati vengono considerati come anni di lavoro effettivo.
- Effetto sull’età pensionabile: riscattare gli anni universitari può portare a un’anticipazione dell’età di pensionamento.
Affrontare i buchi contributivi
I buchi contributivi, ovvero periodi in cui non si sono versati contributi previdenziali, possono influire negativamente sull’età pensionabile. Questi intervalli possono verificarsi per varie ragioni, come periodi di disoccupazione o di lavoro all’estero.
Gestione dei buchi contributivi
- Aumento dell’età pensionabile: i periodi senza contributi possono posticipare l’età di pensionamento.
- Colmare i buchi: si può ricorrere a strumenti come la “pace contributiva” per colmare questi intervalli.
La “Pace contributiva” del 2024-2025
Per il biennio 2024-2025, è prevista una misura sperimentale chiamata “pace contributiva”. Permette ai lavoratori, in particolare a quelli che hanno iniziato a contribuire dal 1996, di colmare i buchi contributivi. Questa opzione esclude il riscatto della laurea ma copre altri tipi di interruzioni.
Elementi chiave della Pace contributiva
- Periodo di applicazione: comprende contributi mancanti fino al 2023.
- Destinatari: lavoratori con inizio contribuzione dal 1996 in poi.
Quando andranno in pensione i lavoratori dipendenti
Per i lavoratori dipendenti quale sarà l’importo della pensione rispetto al reddito attuale? Una domanda fondamentale per pianificare il futuro. La pensione varierà tra il 60% e l’80% dell’ultimo reddito, con una media intorno al 70%.
Fattori determinanti per la pensione
- Inizio lavorativo: l’età in cui si inizia a lavorare influisce sull’importo della pensione.
- Età di pensionamento: maggiore è l’età di pensionamento, maggiore può essere la percentuale della pensione sul reddito.
Pensione e inizio lavorativo precoce
I lavoratori che hanno iniziato a lavorare in giovane età e sono vicini al pensionamento possono aspettarsi una pensione che raggiunge l’80% del loro reddito. Questa percentuale, comune nelle generazioni precedenti, sta diventando sempre più rara.
Impatto per i lavoratori più giovani
Per i lavoratori più giovani, che hanno iniziato a lavorare più tardi, la pensione può scendere a poco più del 60% del reddito. Questo è dovuto al sistema di calcolo contributivo adottato per chi ha iniziato a versare contributi dal 1996 in poi.
Il sistema di calcolo contributivo
Il sistema di calcolo contributivo ha delle specificità che influenzano l’importo della pensione.
Elementi chiave del calcolo contributivo
- Contributi versati: il valore della pensione è direttamente legato ai contributi versati durante la vita lavorativa.
- Durata del lavoro e reddito: meno anni di lavoro e un reddito più basso si traducono in una pensione minore.
Rivalutazione annuale dei contributi
I contributi versati vengono rivalutati annualmente in base alla crescita del PIL. Una crescita economica minore comporta pensioni più basse.
Longevità e valore della pensione
Un altro fattore da considerare è l’attesa di vita. Maggiore è la longevità prevista, minore sarà l’importo della pensione. Questo aspetto può ridurre ulteriormente i tassi previsti del 70% o del 60%.
Le lavoratrici dipendenti
Se a prima vista il valore della pensione per le lavoratrici può sembrare simile a quello dei loro colleghi maschi, un’analisi più approfondita rivela differenze significative.
Tassi di sostituzione pensionistica
- Variazione percentuale: tra le lavoratrici, il tasso di sostituzione pensionistica varia dal 60% all’80% del reddito, simile a quello degli uomini.
- Età di pensionamento: le lavoratrici possono accedere alla pensione anticipata un anno prima rispetto ai lavoratori, con un requisito di 41 anni e 10 mesi contro i 42 anni e 10 mesi degli uomini.
Differenze retributive e impatto sulla pensione
Le differenze salariali tra lavoratrici e lavoratori si riflettono anche nelle pensioni.
Fattori di differenza retributiva
- Disparità salariale: le retribuzioni delle lavoratrici sono mediamente inferiori dal 5% al 20%, a seconda del calcolo orario o complessivo.
- Minore reddito: un reddito più basso si traduce in contributi previdenziali inferiori e, di conseguenza, in una pensione più bassa.
Conseguenze sulle pensioni delle lavoratrici
- Differenze pensionistiche: l’Inps evidenzia una differenza nell’ordine di almeno il 24% nelle pensioni tra lavoratrici e lavoratori.
- Pianificazione pensionistica: la pianificazione per il futuro pensionistico diventa importante per le lavoratrici, considerando pensioni mediamente più basse e un’aspettativa di vita più lunga. Una maggiore longevità comporta non solo una necessità di risparmio maggiore, ma anche un’esposizione a rischi di salute che richiedono ulteriori risorse finanziarie.
Quando andranno in pensione i lavoratori autonomi
Qual è il valore della pensione per un lavoratore autonomo? Può variare significativamente, da poco più del 50% fino all’80% del reddito.
Fattori che Influenzano la pensione degli autonomi
- Aliquote contributive: a parità di imponibile, i lavoratori autonomi versano contributi minori rispetto ai dipendenti, in media il 24% contro il 33%.
- Tassi di sostituzione: a causa delle aliquote minori, i tassi di sostituzione pensionistica possono scendere fino al 50%.
Variabilità della pensione
- Per chi è vicino al pensionamento: per i lavoratori che possono beneficiare del sistema di calcolo retributivo per gli anni lavorati fino al 1995, la pensione può arrivare all’80% del reddito.
- In base agli ultimi redditi: Il valore della pensione è legato alla media degli ultimi redditi, che può essere vantaggioso per chi ha avuto redditi più elevati negli ultimi anni di carriera.
La pensione dei giovani autonomi
Per i giovani lavoratori autonomi, la pianificazione pensionistica richiede un’attenzione particolare.
Necessità di pianificazione per i giovani
- Mancanza di pensione integrativa: in assenza di un piano pensionistico integrativo, i giovani autonomi potrebbero dover affrontare la pensione con risorse limitate.
- Risorse per la longevità: senza una pianificazione adeguata, i giovani autonomi potrebbero trovarsi con circa la metà delle risorse necessarie per sostenere gli anni della pensione.
Considerazioni per una pianificazione efficace
- Importanza di investire in pensioni integrative: è fondamentale per i giovani autonomi considerare investimenti in piani pensionistici complementari.
- Preparazione per una longevità maggiore: una pianificazione attenta è necessaria per garantire risorse sufficienti durante gli anni della pensione.
Le donne autonome
Come si configura la pensione per le donne autonome? La risposta dipende da vari fattori, compresa la loro storia lavorativa e le nuove normative introdotte.
Il rapporto tra pensione e reddito per le autonome
- Variazione del tasso di sostituzione: il rapporto pensione-reddito per le lavoratrici autonome può variare notevolmente, scendendo fino a sfiorare il 50% o superando il 75% per quelle più vicine al pensionamento.
- Influenza della storia lavorativa: la pensione è maggiormente influenzata dalla continuità lavorativa e dal reddito accumulato.
Nuove soglie per la pensione anticipata
- Pensione a 64 anni: nel 2024, le soglie per accedere alla pensione anticipata contributiva sono state modificate. Ora le lavoratrici autonome possono andare in pensione a 64 anni, se la loro pensione è superiore a circa 1.325 euro netti al mese (tre volte l’assegno sociale).
- Impatto del numero di figli: per le lavoratrici con figli, la soglia per la pensione anticipata è ridotta. Con un figlio, scende a circa 1.250 euro netti al mese (2,8 volte l’assegno sociale), e con due o più figli a circa 1.170 euro netti al mese (2,6 volte l’assegno sociale).
Dibattito sulla nuova normativa
- Riconoscimento delle maternità: la normativa cerca di bilanciare la riduzione dell’assegno pensionistico dovuta alla maternità, senza discriminare chi non ha figli.
- Complessità dell’analisi: la distinzione introdotta rende più complessa l’analisi della situazione pensionistica delle lavoratrici autonome.
Pianificazione per le lavoratrici autonome
Le lavoratrici autonome, soprattutto quelle con carriere discontinue e redditi bassi, potrebbero dover posticipare l’età pensionabile.
Considerazioni importanti
- Effetto delle carriere discontinue: un percorso lavorativo frammentato può influire negativamente sull’ammontare della pensione.
- Necessità di una pianificazione attenta: è essenziale per le lavoratrici autonome pianificare accuratamente il loro futuro pensionistico, considerando le nuove normative e le proprie circostanze personali.

FAQ (domande e risposte)
A che età si andrà in pensione con le norme attuali?
Con le normative in vigore nel 2024, l’età pensionabile varia significativamente. La maggior parte dei lavoratori si troverà a pensionarsi tra i 60 e 68 anni. Tuttavia, l’età esatta dipenderà dall’anno di nascita e dall’età di inizio contribuzione. Alcuni potrebbero andare in pensione oltre i 70 anni, in base alle loro circostanze individuali.
Cos’è la quota 103 e come influisce sulla pensione?
La Quota 103 è un criterio pensionistico introdotto per chi ha iniziato a versare contributi dal 1996. Permette di andare in pensione a 64 anni con almeno 20 anni di contribuzione, a patto che la pensione sia pari ad almeno tre volte l’assegno sociale (circa 1.325 euro netti al mese). Questo requisito è particolarmente rilevante per chi è nato dagli anni ’70 in poi, ma per chi ha avuto carriere discontinue o redditi bassi, l’età pensionabile potrebbe slittare verso i 70 anni.
Chi potrebbe dover lavorare fino a 75 anni e perché?
I lavoratori con una pensione inferiore all’assegno sociale, attualmente intorno ai 534 euro al mese, potrebbero dover lavorare fino a 75 anni. Questo riguarda soprattutto lavoratori e lavoratrici con una carriera lavorativa discontinua o retribuzioni annue inferiori (sotto i 30.000 euro lordi per i dipendenti e 40.000 euro per gli autonomi). La necessità di lavorare più a lungo aumenta con la diminuzione degli anni lavorati e della retribuzione.
Come influenzano i riscatti universitari l’età pensionabile?
I riscatti universitari possono influenzare significativamente l’età pensionabile. Riscattare gli anni di studio universitario significa “portare indietro” l’età di inizio lavoro ai fini previdenziali, potenzialmente anticipando l’età di pensionamento. Tuttavia, per chi ha avuto pause e buchi contributivi, l’età pensionabile potrebbe aumentare.
Qual è la percentuale della pensione rispetto al reddito?
La percentuale della pensione rispetto al reddito per i lavoratori dipendenti varia tra poco più del 60% e l’80% dell’ultimo reddito, con una media intorno al 70%. Tuttavia, questa percentuale dipende dall’età di inizio del lavoro e dall’età di pensionamento. I lavoratori che hanno iniziato a lavorare presto e sono vicini al pensionamento possono raggiungere l’80%, mentre quelli che hanno iniziato più tardi possono scendere a poco più del 60%.
Come varia l’età pensionabile per le lavoratrici autonome?
Per le lavoratrici autonome, l’età pensionabile può variare notevolmente. La pensione rispetto al reddito può scendere fino a sfiorare il 50%, ma può superare il 75% per chi è vicino al pensionamento. Dal 2024, le soglie per la pensione anticipata contributiva sono state modificate, permettendo alle lavoratrici autonome di andare in pensione a 64 anni se la loro pensione supera circa 1.325 euro netti al mese. Questa soglia varia in base al numero di figli, scendendo a circa 1.250 euro netti al mese per chi ha un figlio e a circa 1.170 euro per chi ne ha due o più.
Ecco gli articoli preferiti dagli utenti sulle pensioni: