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Quota 103, incentivo retroattivo per chi lavora

Quota 103, incentivo retroattivo per chi rinuncia alla pensione e continua a lavorare, Lo ha specificato in una nota l’INPS. In pratica chi ha presentato la domanda entro il 31 luglio, la misura inizierà a decorrere dalla prima data utile per Quota 103. Ma vediamo nel dettaglio come funziona e cosa significa scegliere questa opzione.

di Redazione

Settembre 2023

Quota 103, incentivo retroattivo. La legge di Bilancio 2023 ha previsto un incentivo da riconoscere ai lavoratori che perfezionano i requisiti per l’accesso alla pensione anticipata flessibile (quota 103, con almeno 62 anni di età e 41 anni di contributi) e che proseguono l’attività lavorativa. L’incentivo è pari alla contribuzione pensionistica trattenuta a carico del lavoratore. Vediamo come funziona e perché è retroattivo. (scopri le ultime notizie sulle pensioni e su Invalidità e Legge 104. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Cos’è Quota 103?

Quota 103 si riferisce all’accesso alla pensione anticipata flessibile. Questo significa che un lavoratore può andare in pensione quando ha almeno 62 anni di età e 41 anni di contributi. Se si raggiungono questi requisiti, si può scegliere di accedere alla pensione o di continuare a lavorare.

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Incentivo retroattivo di Quota 103

Quando un lavoratore raggiunge i requisiti per Quota 103 ma decide di proseguire con la propria attività lavorativa, ha diritto a un incentivo retroattivo. Questo incentivo è essenzialmente la contribuzione pensionistica che sarebbe stata trattenuta al lavoratore.

Come funziona l’incentivo retroattivo?

A partire dal 1° aprile 2023, i lavoratori che hanno presentato la domanda di rinuncia dell’accredito contributivo entro il 31 luglio hanno la possibilità di farla avere effetto retroattivamente dalla prima data possibile di Quota 103. Queste date variano a seconda della categoria di iscrizione:

Con l’ultima circolare (numero 82 del 2023), l’Inps ha inoltre precisato che il datore di lavoro deve pagare solo la propria parte di contribuzione. Non deve pagare quella del lavoratore, perché questa viene data direttamente al dipendente, aumentando così il suo stipendio netto.

La facoltà di rinuncia

Dopo aver fatto la scelta di rinuncia, il lavoratore ha la possibilità di revocarla una sola volta. Se cambia datore di lavoro, l’Inps comunicherà la scelta al nuovo datore.

Ma attenzione: l’incentivo smette di essere pagato se il lavoratore rinuncia, se raggiunge i requisiti per la pensione di vecchiaia o se ottiene una pensione diretta.

Stipendio più alto, ma non aumenta la pensione

Uno dei vantaggi offerti da Quota 103 con l’incentivo retroattivo è la possibilità di ricevere uno stipendio più corposo ogni mese. Ma come funziona esattamente? E quali sono le conseguenze future?

L’incentivo retroattivo in dettaglio

L’incentivo corrisponde alla contribuzione pensionistica che, in circostanze normali, viene detratta dallo stipendio del lavoratore. Questo significa che, invece di vedere questi soldi detratti dallo stipendio e indirizzati verso il fondo pensione, rimangono in busta. In poche parole, prendi a casa una somma maggiore ogni mese.

Conseguenze sulla futura pensione

Questo suona come una grande opportunità, ma ha un effetto collaterale. Quando arriverà il momento di andare in pensione, l’importo mensile dell’assegno sarà leggermente inferiore rispetto a quello che si sarebbe ricevuto se si fosse scelto di non accettare l’incentivo. Questo perché si rinuncia al versamento di questi contributi durante il periodo in cui si beneficia dell’incentivo.

Calcolo dell’incidenza sull’importo pensionistico

L’effetto sull’importo della pensione futura dipende dalla durata del periodo in cui si decide di usufruire dell’incentivo. Ad esempio, se un lavoratore decide di ritardare l’accesso alla pensione di 2 anni e durante questo periodo beneficia dell’incentivo, l’effetto sull’importo della pensione sarà maggiore rispetto a un lavoratore che decide di ritardare di solo un anno.

Bonus Maroni: come richiederlo

Il Bonus Maroni è un altro aspetto da considerare. Si tratta di un ulteriore incentivo che si può ottenere presentando domanda all’Inps. Una volta presentata la domanda, l’Inps ha 30 giorni per dare una risposta.

Cuneo fiscale, esempi

Il cuneo fiscale rappresenta la differenza tra quello che il datore di lavoro spende per un dipendente e quello che il dipendente effettivamente riceve in busta paga, causa tasse e contributi.

Con l’introduzione dell’incentivo di Quota 103, avviene una modifica del cuneo fiscale. Vediamolo con un esempio:

Senza l’incentivo di Quota 103:

Con l’incentivo di Quota 103:

Con l’incentivo, il lavoratore riceve €200 in più ogni mese, grazie alla riduzione del cuneo fiscale.

Una tabella riassuntiva potrebbe essere più chiara:

Range Retribuzione (€ mensili)Incentivo Completo (%)Incentivo dopo FiscalizzazioneContributo Sgravato Prima del 30 Giugno (%)Contributo Sgravato Dopo il 30 Giugno (%)
<= 1.9239,19%2,19% (6,19% fino al 30/06/23)3%7%
> 1.923 e <= 2.6929,19%3,19% (7,19% fino al 30/06/23)2%6%

Revoca e domande all’INPS

Se un lavoratore decide di sfruttare l’incentivo di Quota 103, deve sapere che può esercitare questa facoltà una sola volta. Ma cosa succede se cambia idea? E come fare per ottenere tutte le informazioni necessarie?

In caso di revoca dell’incentivo, come per esempio se si decide di andare in pensione prima di quanto previsto, l’INPS andrà a valutare la situazione specifica del lavoratore. Questo potrebbe comportare una rivalutazione dei contributi o un adeguamento della futura pensione.

Quota 103, incentivo retroattivo
Nella foto un lavoratore con i requisiti per Quota 103 che ha deciso di continuare a lavorare.

FAQ (Domande e risposte)

Cosa significa che l’incentivo di Quota 103 è retroattivo per chi continua a lavorare?

L’incentivo di Quota 103 è definito come retroattivo in quanto, anche se il beneficio può essere richiesto dal 1° aprile 2023, i lavoratori che hanno presentato la domanda di rinuncia dell’accredito contributivo entro il 31 luglio scorso e che avevano già soddisfatto i requisiti di pensionamento entro quella data, possono chiedere che la rinuncia abbia effetto dalla prima data utile di Quota 103.

Di quanto aumenta lo stipendio per chi non va in pensione?

Lo stipendio aumenta della quantità della contribuzione pensionistica che sarebbe stata trattenuta al lavoratore. Concretamente, il lavoratore riceverà in busta paga una quota pari al 9,19% della retribuzione pensionabile che sarebbe andata all’Inps come contributo pensionistico.

Cosa accade alla futura pensione per chi continua a lavorare con l’incentivo Quota 103?

Chi sceglie di beneficiare dell’incentivo avrà una pensione leggermente più bassa di quanto avrebbe ricevuto se avesse lavorato di più, a causa del mancato versamento di questi contributi. L’abbattimento dell’aliquota di computo significa che la pensione si baserà sul 23,81% della retribuzione pensionabile invece del 33%.

Chi sono i destinatari di questa misura?

I destinatari sono i lavoratori dipendenti, sia del settore pubblico che privato, che hanno raggiunto o raggiungeranno entro il 31 dicembre 2023, i requisiti per “Quota 103”, ossia 62 anni di età e 41 anni di contributi. La misura non si applica a coloro che hanno raggiunto i requisiti per la pensione anticipata (es. 42 anni e 10 mesi di contributi) ma che non hanno il requisito anagrafico di 62 anni.

Come funziona Quota 103 con l’incentivo al lavoro?

Quando un lavoratore raggiunge i requisiti per Quota 103 ma sceglie di continuare a lavorare, può chiedere al suo datore di lavoro di ricevere direttamente in busta paga la contribuzione pensionistica (9,19% di regola) che sarebbe stata trattenuta e versata all’Inps. Questo significa che lo stipendio netto del lavoratore aumenterà di questa quantità. Tuttavia, bisogna tener presente che l’opzione ha costi aggiuntivi in termini di Irpef sulle somme extra ricevute e un potenziale abbattimento della pensione futura. Il datore di lavoro continuerà comunque a versare la sua quota di contribuzione all’Inps, che è generalmente del 23,81%.

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