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Retribuzione minima per avere la pensione

Serve una retribuzione minima per avere diritto alla pensione. Le nuove soglie per il 2024 sono state comunicate dall’INPS in una recente circolare. Vediamo nel dettaglio quali sono le disposizioni e gli obblighi dei datori di lavoro.

di Redazione

Aprile 2024

Retribuzione minima per avere la pensione: non basta lavorare e avere dei contributi per far scattare il diritto a un trattamento pensionistico. È necessaria infatti anche una busta paga che non scenda sotto determinati limiti. Vediamo qual è questa soglia nel 2024 ,come comunicato di recente in una circolare diffusa dall’INPS. (scopri le ultime notizie sulle pensioni e su Invalidità e Legge 104. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Retribuzione minima per avere la pensione: cosa dispone la legge

Il sistema previdenziale stabilisce che la base di calcolo per i contributi previdenziali e assistenziali non possa essere inferiore a certi limiti definiti dalla legge. Significa che la retribuzione giornaliera, sulla quale si calcolano i contributi, deve rispettare standard precisi, garantendo così che tutti contribuiscano in modo equo al sistema pensionistico.

Questi standard sono definiti dalla retribuzione minima imponibile e dal minimale di retribuzione giornaliera.

Guarda come è cambiata la situazione rispetto al 2022

Il minimo contrattuale

Il concetto di minimo contrattuale è centrale in questa discussione. Viene specificato nell’articolo 1, comma 1, del Decreto Legislativo 9 ottobre 1989, n. 338, convertito con modificazioni dalla legge 7 dicembre 1989, n. 389.

Questa normativa stabilisce che la retribuzione utilizzata come base per il calcolo dei contributi non può essere inferiore all’importo previsto da leggi, regolamenti, contratti collettivi firmati dalle organizzazioni sindacali nazionali, o da accordi collettivi e contratti individuali che prevedano condizioni migliori.

In pratica, si assicura che il calcolo dei contributi previdenziali e assistenziali si basi su una retribuzione che rispetti un certo livello di dignità economica per il lavoratore.

La legge impone anche ai datori di lavoro di aderire ai trattamenti retributivi definiti dalla normativa collettiva applicabile, anche se non sono formalmente legati a tali accordi. Detta semplice: ogni datore di lavoro deve rispettare i livelli minimi di retribuzione stabiliti.

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Gli obblighi dei datori di lavoro

I datori di lavoro hanno dunque degli obblighi specifici in termini di contributi previdenziali e assistenziali, a prescindere dalla loro adesione formale ai contratti collettivi nazionali. E quindi, anche se un datore di lavoro non ha aderito a un contratto collettivo, deve comunque rispettare i livelli di retribuzione minima stabiliti dalla normativa o dai contratti più vantaggiosi per i lavoratori.

Rispetto dei trattamenti retributivi

I trattamenti retributivi da considerare sono quelli che risultano dagli accordi contrattuali che influenzano la retribuzione. È importante il principio stabilito dall’articolo 2, comma 25, della legge 28 dicembre 1995, n. 549. Chiarisce come, in presenza di più contratti collettivi per la stessa categoria di lavoratori, si debba fare riferimento a quello stipulato dalle organizzazioni sindacali di lavoratori e datori di lavoro considerate più rappresentative a livello nazionale.

Questo metodo assicura che i contributi versati rispecchino una retribuzione giusta e concordata a livello collettivo, contribuendo alla sostenibilità del sistema previdenziale e assistenziale nel suo complesso.

Verifichiamo nei prossimi paragrafi come la legge stabilisce i minimali di retribuzione giornaliera.

I minimali di retribuzione giornaliera

Nel determinare la retribuzione minima per i contributi previdenziali, è necessario considerare i minimali di retribuzione giornaliera stabiliti dalla legge. Significa che il reddito soggetto a contribuzione non può essere inferiore a un certo limite giornaliero.

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Adeguamento ai limiti minimi

Secondo l‘articolo 7, comma 1, del Decreto Legislativo 12 settembre 1983, n. 463, modificato dal D.L. n. 338/1989, la retribuzione giornaliera non può essere inferiore al 9,50% dell’importo del trattamento minimo mensile di pensione del Fondo pensioni lavoratori dipendenti (FPLD) in vigore all’inizio dell’anno. Questo parametro si adegua ogni anno in base all’indice del costo della vita. Un aggiustamento disposto per garantire che il potere d’acquisto e il valore dei contributi rimangano allineati nel tempo.

L’adeguamento del 2024

Per il 2024, l’aggiornamento dei limiti di retribuzione giornaliera segue la variazione percentuale per la perequazione automatica delle pensioni, determinata dall’Istat, che per il 2023 è stata del 5,4%.

Ecco i dati dell’adeguamento in formato tabellare:

AnnoTrattamento Minimo Mensile di Pensione a Carico del FPLDMinimale di Retribuzione Giornaliera
2024€598,61€56,87

Cosa significa? Che, a partire da gennaio 2024, il minimale di retribuzione giornaliera, che serve da base per il calcolo dei contributi previdenziali, non può essere inferiore a €56,87. Questo valore corrisponde al 9,5% dell’importo del trattamento minimo mensile di pensione del FPLD, che è di €598,61.

Facciamo qualche esempio. Abbiamo preso in esame due categorie, i lavoratori domestici e chi lavora a tempo parziale (che proprio per la riduzione dell’orario di lavoro rischia di non rientrare nei limiti retributivi per la contribuzione).

Retribuzione minima per avere la pensione: lavoratori domestici

I lavoratori domestici, come badanti e assistenti familiari, rientrano in una categoria particolare per quanto riguarda il calcolo della retribuzione minima imponibile.

Per il 2024, tenendo conto dell’ultimo aggiornamento dell’indice Istat, il limite minimo di retribuzione giornaliera per i lavoratori domestici è stato stabilito a €31,60. Questo importo deve essere comunque armonizzato con il generale minimale di retribuzione giornaliera di €56,87, garantendo così che anche i lavoratori domestici contribuiscano in modo equo al sistema previdenziale.

Retribuzione minima per avere la pensione: lavoro part-time

Anche per i lavoratori a tempo parziale, vi sono regole specifiche che assicurano un calcolo equo dei contributi previdenziali. La normativa prevede che la retribuzione minima imponibile per questi lavoratori sia adeguata in modo da non essere inferiore a un determinato minimale.

Il calcolo del minimale di retribuzione per i lavoratori a tempo parziale si basa su una formula che prende in considerazione l’orario di lavoro standard e lo confronta con la retribuzione minima giornaliera generale. Per esempio, per un orario di lavoro di 40 ore settimanali, il calcolo è il seguente:

Per coloro che lavorano su base di 36 ore settimanali, la formula cambia leggermente:

Gli importi in busta paga che non sono utili per i contributi

È opportuno ricordare che non tutti gli elementi retributivi elencati in busta paga contribuiscono alla base imponibile per il calcolo dei contributi previdenziali. Alcune voci specifiche di retribuzione sono escluse dalla contribuzione. Questa distinzione è importante perché influisce sulla quantità di denaro che effettivamente sarà utile a determinare l’importo della pensione di un lavoratore.

Sono escluse queste voci:

La legge di Bilancio 2024 ha introdotto una novità per i fringe benefit. Fino a un limite complessivo di 1.000 euro, alcuni benefici specifici non concorrono a formare il reddito imponibile. Questo limite viene elevato a 2.000 euro per i lavoratori con figli. Tra questi benefici rientrano:

Retribuzione minima per avere la pensione
Nell’immagine un uomo calcola la retribuzione minima per avere la pensione.

FAQ (domande e risposte)

Qual è la retribuzione minima per il diritto alla pensione nel 2024?

Nel 2024, la retribuzione minima per accedere alla pensione è determinata da specifici criteri stabiliti dall’INPS, che richiedono che la busta paga del lavoratore non sia inferiore a determinati limiti. La soglia minima è stata aggiornata in base alla variazione percentuale per la perequazione automatica delle pensioni, stabilita al 5,4%. Di conseguenza, il minimale di retribuzione giornaliera è stato fissato a €56,87, corrispondente al 9,5% dell’importo del trattamento minimo mensile di pensione a carico del Fondo pensioni lavoratori dipendenti (FPLD), pari a €598,61 mensili.

Come viene calcolata la contribuzione previdenziale?

La contribuzione previdenziale e assistenziale viene calcolata sulla base della retribuzione giornaliera imponibile, che non può essere inferiore ai limiti stabiliti per legge, inclusi il minimo contrattuale e il minimale di retribuzione giornaliera. Questi limiti assicurano che la contribuzione rifletta una retribuzione considerata adeguata e dignitosa, stabilita dalle disposizioni vigenti in materia.

Cosa stabilisce il D.L. n. 338/1989 sulla retribuzione minima?

Il Decreto Legislativo n. 338 del 9 ottobre 1989, convertito con modificazioni dalla legge n. 389 del 7 dicembre 1989, stabilisce che la base per il calcolo dei contributi previdenziali e assistenziali non può essere inferiore all’importo delle retribuzioni determinato da leggi, regolamenti, contratti collettivi nazionali, accordi collettivi o contratti individuali che offrano condizioni più favorevoli.

Quali sono i minimali di retribuzione giornaliera per il 2024?

Per il 2024, il minimale di retribuzione giornaliera è stato adeguato a €56,87, rappresentando il 9,5% dell’importo del trattamento minimo mensile di pensione del FPLD, fissato a €598,61. Questo adeguamento riflette l’impegno a garantire che i lavoratori contribuiscano al sistema pensionistico su una base retributiva dignitosa e sufficiente.

Come influisce il lavoro part-time sulla retribuzione minima contributiva?

Per i lavoratori part-time, la retribuzione minima contributiva viene adeguata proporzionalmente in base all’orario lavorativo. Utilizzando formule specifiche basate sul numero di ore lavorative settimanali, si determina un minimale di retribuzione oraria equo per i rapporti di lavoro a tempo parziale, assicurando che anche questi lavoratori contribuiscano adeguatamente al sistema pensionistico.

Quali elementi retributivi non influenzano i contributi nel 2024?

Nel 2024, diversi elementi retributivi sono esclusi dalla base imponibile ai fini dei contributi previdenziali. Tra questi, vi sono le indennità di trasferta, le prestazioni sostitutive del vitto, le indennità di trasferimento, e le azioni offerte ai dipendenti, oltre a specifici fringe benefit entro certi limiti economici. Questi elementi, pur facendo parte della retribuzione complessiva del lavoratore, non contribuiscono al calcolo dei contributi previdenziali, seguendo le disposizioni legislative e regolamentari vigenti.

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