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Ricalcolo contributivo della pensione: quando conviene

Ricalcolo contributivo della pensione: come vedremo in alcuni casi potrebbe rivelarsi conveniente rispetto al calcolo con il sistema retributivo. Vediamo quando e perché.

di Redazione

Aprile 2024

Il ricalcolo contributivo della pensione in alcuni casi può essere più conveniente del sistema misto (retributivo – contributivo). Può accadere quando c’è un forte anticipo sulla pensione e in presenza del riscatto degli anni di studio. O anche se negli ultimi anni di carriera il reddito da lavoro è stato più basso. Vediamo nel dettaglio. (scopri le ultime notizie sulle pensioni e su Invalidità e Legge 104. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Ricalcolo contributivo della pensione per chi versa dal 1996

Come è noto il ricalcolo contributivo si applica a chi è iscritto all’Inps dal 1996, compresi coloro che vantano almeno un accredito al 31 dicembre 1995. Significa che, per chi ha iniziato a versare contributi a partire dal 1996, la pensione può essere calcolata solo con il metodo contributivo.

Il calcolo contributivo è applicato anche a queste prestazioni:

Il ricalcolo contributivo può rappresentare una scelta strategica per chi cerca di massimizzare l’importo della propria pensione in base alla propria storia contributiva, soprattutto in presenza di particolari condizioni lavorative o personali.

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Perché di solito è penalizzante il sistema contributivo

Il confronto tra il sistema contributivo e quello retributivo-misto rivela spesso una maggiore penalizzazione per il primo. La differenza sostanziale risiede nel metodo di calcolo dell’assegno pensionistico: nel sistema contributivo non si basa sugli ultimi o migliori redditi ma sull’intera contribuzione versata durante la carriera lavorativa, aggiornata annualmente in base alla variazione quinquennale del PIL nominale.

Calcolo dell’assegno pensionistico

Il calcolo dell’assegno pensionistico nel sistema contributivo impiega un coefficiente che aumenta con l’età del lavoratore, ma viene aggiornato ogni due anni in base all’aspettativa di vita. Questo meccanismo, pur essendo concepito per adeguare il sistema pensionistico alle evoluzioni demografiche e economiche, comporta nella pratica un rendimento più basso della contribuzione. Può comportare una riduzione dell’importo pensionistico superiore al 30% rispetto al sistema retributivo. Non poco. Una pensione retributiva di 2.000 euro può quindi ridursi a 1.400.

Riduzione dei requisiti per il pensionamento

Le riduzioni dei requisiti anagrafici o contributivi per accedere alla pensione sono oggi concesse solo in cambio del ricalcolo dell’assegno con il sistema contributivo (anche degli anni lavorati prima del 1996). Questa condizione punta a contenere l’impatto sul bilancio pubblico, equilibrando le esigenze di sostenibilità finanziaria con quelle di equità tra le generazioni.

Detta semplice: senza il passaggio al sistema contributivo le pensioni di domani non sarebbero state sostenibili.

In questo contesto, il sistema contributivo appare dunque come un meccanismo di calcolo che, pur essendo più equo in teoria — poiché lega più strettamente il valore della pensione ai contributi effettivamente versati — può risultare meno vantaggioso per il lavoratore, specie se confrontato con il più generoso, ma meno sostenibile a lungo termine, sistema retributivo.

Ricalcolo contributivo della pensione: quando conviene

Nonostante le potenziali penalizzazioni associate al sistema contributivo, ci sono situazioni in cui optare per il ricalcolo contributivo della pensione può rivelarsi vantaggioso. Avviene soprattutto quando si ha la possibilità di beneficiare di un’uscita anticipata dal lavoro o si decide di riscattare gli anni di studio.

Anticipo sulla pensione e riscatto degli anni di studio

Il vantaggio principale del ricalcolo contributivo si manifesta dunque in caso di anticipo sulla pensione e per il riscatto agevolato della laurea. Grazie a quest’ultima opzione, i periodi di studio universitario possono essere valorizzati ai fini pensionistici con un onere ridotto, come prevede l’articolo 20, comma 6, del DL 4/2019.

Casistiche favorevoli al ricalcolo contributivo

Esistono però delle situazioni in cui il ricalcolo contributivo può risultare più conveniente rispetto al calcolo retributivo-misto. Sono incluse particolari configurazioni della carriera lavorativa e del percorso contributivo che, una volta valutate attentamente, possono rendere il ricalcolo contributivo la scelta più adeguata per massimizzare l’importo della pensione.

Se l’ultimo contributo INPS è di qualche anno fa

Il ricalcolo contributivo può mostrare i suoi vantaggi maggiori quando gli ultimi versamenti contributivi all’INPS risalgono a diversi anni fa. Questa situazione riguarda particolarmente chi, dopo aver contribuito per un certo periodo, ha cambiato status lavorativo o ha avuto interruzioni significative nella propria carriera. Ecco alcuni esempi riportati da Ipsoa.

Il caso di un ex lavoratore dipendente ora libero professionista

Prendiamo in esame il caso di una persona che, dopo aver lavorato come dipendente e versato contributi all’INPS fino al 1976, è diventato libero professionista e si è iscritto alla Cassa Ragionieri (CNPR). Questo lavoratore, al 1° gennaio 2024, si trova di fronte a una scelta: scegliere per la pensione di vecchiaia in totalizzazione oppure in regime di cumulo.

Confronto tra totalizzazione e cumulo

La scelta tra totalizzazione e cumulo riflette una differenza sostanziale in termini di trattamento economico, con un vantaggio significativo per chi sceglie il calcolo interamente contributivo. E cioè, in presenza di specifiche circostanze lavorative e contributive, il ricalcolo contributivo può effettivamente tradursi in un maggiore assegno pensionistico.

Se c’è un vuoto contributivo

Il ricalcolo interamente contributivo della pensione si rivela particolarmente vantaggioso anche nelle situazioni in cui esiste un consistente vuoto contributivo, ovvero un periodo durante il quale non sono stati versati contributi previdenziali.

Esempio di vuoto contributivo

Consideriamo il caso di un ex dipendente che, dopo essersi iscritto alla gestione INPS per i commercianti, ha interrotto i suoi versamenti contributivi per un decennio, dal 1987 al 1997. Questa interruzione crea un vuoto che, se gestito con il sistema contributivo, può avere implicazioni dirette sull’ammontare della pensione.

Vantaggi del ricalcolo contributivo in presenza di vuoti

Quindi, in presenza di vuoti contributivi, il ricalcolo contributivo non solo minimizza le perdite ma, in alcuni casi, può offrire un leggero vantaggio rispetto al calcolo misto. Vantaggio che diventa più evidente considerando la semplificazione del processo e la maggiore trasparenza nel calcolo dell’assegno pensionistico.

Se a fine carriera c’è un calo dei redditi

L’approccio del ricalcolo interamente contributivo mostra i suoi vantaggi anche nell’eventualità di un sensibile calo dei redditi verso la fine della carriera lavorativa, una situazione frequente in diversi contesti professionali.

Impatto del calo dei redditi sul calcolo pensionistico

Analizziamo il caso di un lavoratore che, avvicinandosi al termine della sua attività professionale, registra una diminuzione significativa del reddito. Questa variazione incide direttamente sul calcolo della pensione, a seconda della formula adottata:

Vantaggi del ricalcolo contributivo in caso di calo dei redditi

Questi esempi evidenziano come il ricalcolo contributivo possa offrire una maggiore protezione contro la volatilità dei redditi negli ultimi anni di carriera, limitando l’impatto di eventuali riduzioni salariali sull’importo dell’assegno pensionistico. La differenza tra le due opzioni di calcolo diventa particolarmente rilevante in scenari di decrescita economica o di transizione verso attività meno remunerative.

Ricalcolo contributivo della pensione: quando conviene
Nell’immagine un uomo in procinto di andare in pensione si perde nei calcoli per determinare l’importo del suo assegno pensionistico.

FAQ (domande e risposte)

Cosa distingue il ricalcolo contributivo dal sistema misto pensionistico?

Il ricalcolo contributivo della pensione si distingue dal sistema misto pensionistico per il metodo di calcolo dell’assegno pensionistico. Mentre il sistema misto combina elementi sia retributivi che contributivi, basandosi in parte sugli ultimi o migliori redditi del lavoratore, il ricalcolo contributivo considera esclusivamente l’intera somma dei contributi versati nel corso della vita lavorativa, rivalutati annualmente. Questo metodo può essere più vantaggioso in presenza di anticipi sulla pensione o con il riscatto degli anni di studio, offrendo un’alternativa in specifiche situazioni rispetto al tradizionale sistema misto.

Chi può optare per il ricalcolo contributivo della pensione?

Possono optare per il ricalcolo contributivo tutti gli iscritti all’INPS dal 1996 in poi, inclusi coloro che hanno almeno un accredito fino al 31 dicembre 1995. Questa opzione è disponibile anche per coloro che, pur avendo iniziato a versare prima del 1996, decidono di avvalersi di specifiche opzioni come l’opzione donna, la pensione Quota 103, il computo presso la gestione Separata, la totalizzazione, o richiedono espressamente il ricalcolo contributivo della pensione.

Perché il sistema contributivo può risultare penalizzante?

Il sistema contributivo può risultare penalizzante perché l’assegno pensionistico non viene calcolato sulla base degli ultimi o migliori redditi, ma sulla totalità dei contributi versati, rivalutati in base alla variazione del PIL. Questo approccio può comportare un rendimento della contribuzione più basso e, di conseguenza, un taglio dell’importo pensionistico che, in alcuni casi, supera il 30% rispetto al sistema retributivo. La penalizzazione emerge chiaramente quando si considerano le forti riduzioni dei requisiti anagrafici o contributivi offerte in cambio del passaggio al sistema contributivo, mirate a contenere l’impatto sui conti pubblici.

In quali casi il ricalcolo contributivo della pensione è conveniente?

Il ricalcolo contributivo diventa conveniente principalmente in due scenari: quando è possibile beneficiare di un anticipo sull’età pensionabile e in presenza del riscatto degli anni di studio. Queste situazioni possono rendere il calcolo contributivo più vantaggioso rispetto al sistema misto, soprattutto per chi può avvalersi del riscatto agevolato della laurea o si trova in casistiche specifiche dove il calcolo contributivo risulta essere più favorevole.

Come influenza un vuoto contributivo il calcolo della pensione?

Un vuoto contributivo, ossia un periodo durante il quale non si sono versati contributi, può influenzare significativamente il calcolo della pensione. Optando per il ricalcolo contributivo, si può minimizzare l’impatto di questi vuoti, poiché il sistema prende in considerazione l’intera carriera contributiva senza penalizzare eccessivamente i periodi di inattività. In certi casi, il ricalcolo contributivo può risultare addirittura più conveniente rispetto al sistema misto, specialmente se il vuoto contributivo è significativo.

Come incide un calo dei redditi sulla scelta del calcolo pensionistico?

Un calo dei redditi alla fine della carriera lavorativa incide sulla scelta del calcolo pensionistico, rendendo il sistema contributivo potenzialmente più vantaggioso. Dato che il calcolo contributivo non si basa sugli ultimi o migliori redditi ma sull’accumulo totale dei contributi versati, un calo dei redditi influisce meno sull’importo della pensione calcolata con questo metodo. Ciò significa che, in presenza di una diminuzione dei redditi previdenziali, il ricalcolo contributivo può offrire un assegno pensionistico superiore o meno penalizzato rispetto al sistema misto.

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