Si può licenziare un lavoratore che ha un tumore? Vediamo insieme cosa è previsto (scopri le ultime notizie su lavoro, disoccupazione, offerte di lavoro e concorsi attivi. Ricevi le news gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).
Indice
Si può licenziare il lavoratore che ha un tumore e supera il periodo di comporto?
Per iniziare, vediamo se si può licenziare il lavoratore che ha un tumore e supera il periodo di comporto.
Se ti trovi in una situazione in cui stai affrontando il tumore e lavori, è importante sapere che hai dei diritti protetti dalla legge.
Ad esempio, hai diritto a un periodo di tempo in cui puoi stare a casa dal lavoro per curarti senza preoccuparti di perdere il lavoro. Questo periodo è chiamato “comporto” ed è di solito di sei mesi, ma può variare a seconda del tipo di lavoro che fai. Durante questo periodo, il tuo datore di lavoro non può licenziarti.
Ma cosa succede se le tue assenze dal lavoro continuano anche dopo il periodo di comporto? In questo caso, il datore di lavoro potrebbe decidere di licenziarti, senza dover dare altre spiegazioni oltre al fatto che sei stato assente per troppo tempo.
Tuttavia, se sei un lavoratore affetto da tumore, hai ulteriori protezioni. La Corte Suprema ha stabilito che trattare tutti i dipendenti allo stesso modo, senza tener conto delle loro condizioni di salute, può essere considerato discriminazione.
Questo significa che se hai bisogno di più tempo per curarti a causa del tumore, il tuo datore di lavoro potrebbe dover adottare misure speciali per aiutarti a mantenere il tuo lavoro, come ad esempio concederti più tempo di comporto.
Secondo la legge europea, il datore di lavoro deve fare tutto il possibile per aiutare i dipendenti con problemi di salute a rimanere al lavoro, a meno che ciò non sia troppo costoso o difficile da fare. Queste misure dovrebbero essere basate sui principi di solidarietà e giustizia.
Se il tuo datore di lavoro decide comunque di licenziarti dopo che hai superato il periodo di comporto a causa delle tue assenze per motivi di salute, hai il diritto di essere reintegrato nel tuo posto di lavoro. È compito del datore di lavoro dimostrare che il licenziamento non è stato discriminatorio e che le tue assenze non erano legate alla tua malattia.
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Si può licenziare il lavoratore che ha un tumore se diventa inabile alle sue mansioni?
Quando un dipendente diventa incapace di svolgere le mansioni a causa di una malattia, il suo datore di lavoro non può semplicemente licenziarlo senza prima esaminare se ci sono altre mansioni adatte alla sua formazione e al suo stato di salute.
Questo è chiamato “obbligo di ripescaggio“, ed è un passo necessario prima di considerare un licenziamento per giusta causa.
Se il datore di lavoro non fa questa verifica e il dipendente dimostra che poteva essere impiegato in altre mansioni senza causare problemi significativi o cambiamenti radicali nell’organizzazione aziendale, allora il licenziamento è considerato nullo.
Questa regola si applica a tutti i tipi di disabilità, ma è particolarmente importante per i dipendenti affetti da malattie oncologiche.
Diritti per chi ha un tumore: aspettativa, congedo e part time
La normativa italiana garantisce specifiche protezioni ai lavoratori colpiti da tumore:
- diritto all’aspettativa per malattia: secondo quanto previsto dal contratto collettivo di categoria, i dipendenti malati di tumore potrebbero avere la possibilità di usufruire di un periodo di aspettativa per motivi di salute, mantenendo il proprio posto di lavoro e ricevendo un’indennità economica. La durata di questa aspettativa varia in base alla gravità della malattia e alle disposizioni contrattuali;
- diritto al part-time: nei limiti delle esigenze e dell’organizzazione aziendale, i dipendenti affetti da cancro hanno il diritto di richiedere il passaggio al part-time o un congedo straordinario per motivi di salute. Queste opzioni possono essere utili per bilanciare le esigenze lavorative con quelle terapeutiche;
- riconoscimento della disabilità: in determinati casi, i lavoratori affetti da tumore possono ottenere il riconoscimento della disabilità, il quale comporta una serie di agevolazioni sia sul piano lavorativo che previdenziale.
Quando si può licenziare il lavoratore che ha un tumore
La gravità della malattia e i suoi impatti sulle capacità lavorative del dipendente possono condizionare la continuità del rapporto di lavoro.
Il datore di lavoro è tenuto a preservare sempre il benessere fisico e mentale dei suoi dipendenti, in particolare di coloro che presentano disabilità.
Consentire la prosecuzione delle attività nonostante la consapevolezza della malattia può comportare responsabilità sia civili che penali per il datore di lavoro. È per questo che la legge prescrive un controllo medico dopo più di 60 giorni di assenza per motivi di salute.
Dunque, se la malattia rende il dipendente completamente incapace di lavorare per un periodo prolungato e non ci sono alternative lavorative disponibili, il datore di lavoro potrebbe procedere al licenziamento.

Chi è soggetto alla visita medica dopo 60 giorni di malattia
La visita medica dopo 60 giorni di malattia è obbligatoria solo per dipendenti che svolgono compiti esposti a rischi professionali come indicato nel Documento di Valutazione dei Rischi (Dvr). Queste categorie includono:
- Lavoratori che sollevano o spostano carichi pesanti
- Videoterminalisti che trascorrono più di 20 ore settimanali davanti a un monitor
- Lavoratori esposti a rumori forti o vibrazioni meccaniche
- Coloro che lavorano con agenti fisici come amianto o piombo
- Chi ha a che fare con radiazioni
- Lavoratori esposti a campi elettromagnetici
- Coloro che operano in altezze o vicino a impianti ad alta tensione
- Dipendenti a contatto con agenti chimici o sostanze cancerogene
- Mansioni con rischio biologico
- Lavoratori notturni, disabili, o donne incinte.
Tuttavia, questa lista non è esaustiva. Il datore di lavoro può richiedere la consulenza del medico competente per valutare altri rischi professionali.
Cosa succede dopo 60 giorni di malattia
I dipendenti con compiti sopra elencati, al ritorno in azienda dopo 60 giorni di malattia, devono sottoporsi a visita medica.
Questa visita deve avvenire subito dopo la fine del certificato di malattia e prima del ritorno al lavoro effettivo. Il medico competente rilascerà un certificato di idoneità al termine della visita.
Se il medico non rilascia il certificato di idoneità perché ritiene che il dipendente non sia in grado di svolgere il lavoro assegnato, possono verificarsi due scenari:
- se l’inidoneità è temporanea e la malattia è considerata guaribile, il datore deve concedere un periodo aggiuntivo di malattia. Se il periodo di comporto del contratto collettivo viene superato, il datore può licenziare il dipendente senza dover fornire ulteriori motivazioni;
- se l’inidoneità è permanente perché il dipendente non può più svolgere le sue mansioni precedenti, il datore può licenziare il dipendente per giustificato motivo oggettivo. Tuttavia, prima del licenziamento, deve valutare se il dipendente può essere assegnato a un altro compito compatibile con la sua salute, anche se di livello inferiore e con una riduzione dello stipendio.
Cosa succede se non viene effettuata la visita medica
Il datore di lavoro è tenuto a organizzare la visita medica dopo 60 giorni di malattia, altrimenti potrebbe essere soggetto a sanzioni amministrative.
Se questo causa un peggioramento delle condizioni di salute del dipendente, il dipendente può richiedere un risarcimento per malattia professionale oltre all’indennizzo Inail.
Il lavoratore che rifiuta la visita medica potrebbe essere soggetto a provvedimenti disciplinari come il licenziamento per giustificato motivo soggettivo.
Cosa fare in caso di disaccordo con la dichiarazione di non idoneità
Se il lavoratore non è d’accordo con la dichiarazione di non idoneità emessa dal medico competente, può presentare ricorso all’Organo di Vigilanza territoriale.
Quest’ultimo può confermare o rivalutare la decisione del medico, offrendo al dipendente la possibilità di tornare al lavoro o di essere riassegnato a compiti compatibili con la sua salute.
FAQ sui diritti di chi soffre di tumore
Chi ha avuto un tumore può andare in pensione prima?
Non esistono disposizioni specifiche che consentano il pensionamento anticipato sia per i pazienti oncologici sia per i soggetti tutelati dalla Legge 104. Tuttavia, esistono regolamenti che, sotto certe condizioni, offrono ai lavoratori invalidi la possibilità di accedere a facilitazioni per anticipare l’accesso alla pensione.
Come richiedere invalidità oncologica?
Per richiedere il riconoscimento dell’invalidità civile a causa di una malattia oncologica, il paziente deve rivolgersi al medico di base, che fornirà un certificato di richiesta. Questo documento dovrà essere poi inviato all’INPS utilizzando il servizio online oppure tramite l’assistenza di un CAF o di un Patronato.
Chi fa la chemio può lavorare?
Ovviamente, un dipendente affetto da cancro ha la possibilità di richiedere al proprio datore di lavoro di poter lavorare da remoto, se lo preferisce.
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