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Smart working fragili, stop anche nel privato

Smart working fragili, dopo lo stop ai lavoratori del pubblico arriva anche quello per i dipendenti privati: nessuna proroga dopo la scadenza di marzo. Cosa succede e come possono tutelarsi rispetto al lavoro agile i lavoratori con determinate condizioni di salute.

di Redazione

Febbraio 2024

Smart working fragili, stop anche nel privato: non ci sarà nessuna proroga dopo la scadenza del 31 marzo. Per quella data i dipendenti privati con particolari fragilità non potranno più disporre del lavoro agile semplificato, come già accade per i loro colleghi del pubblico (dal 31 dicembre del 2023). I dettagli e come funziona ora. (scopri le ultime notizie su lavoro, disoccupazione, offerte di lavoro e concorsi attivi. Ricevi le news gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

I lavoratori fragili del pubblico e del privato senza tutela

Lo smart working fragili con modalità d’accesso semplificate è una forma di lavoro agile introdotta per i dipendenti con condizioni di salute molto delicate. Il sistema, che è entrato in vigore durante la pandemia, era attivo sia nel settore pubblico, sia in quello privato, poi ci sono state delle modifiche. Ora il governo ha deciso di bloccare del tutto questa possibilità.

Il 31 marzo, dunque, anche i lavoratori fragili del settore privato perdono il diritto al lavoro agile semplificato. Una decisione simile, come accennato, era stata già presa per i lavoratori fragili del settore pubblico, con la scadenza fissata al 31 dicembre del 2023.

Questo sfalsamento nella fine dell’agevolazione ha sollevato dubbi, in particolare per il differente trattamento riservato ai dipendenti del pubblico rispetto a quelli del privato. Dal 31 marzo saranno tutti nelle stesse condizioni.

La scelta politica e le conseguenze

Il governo ha deciso di respingere gli emendamenti proposti dal M5S in Parlamento, che puntavano a estendere e rendere strutturale questa modalità di lavoro per i fragili. Dopo il “no” della maggioranza, i lavoratori fragili, sia nel pubblico sia nel privato, si trovano senza una tutela specifica per l’accesso al lavoro agile.

Perché il governo ha detto no

Il rifiuto di estendere lo smart working per i fragili è dovuto soprattutto alla mancanza di coperture finanziarie. La decisione ha comunque suscitato forti preoccupazioni tra i lavoratori affetti da patologie croniche gravi, che prima avevano la possibilità di lavorare da casa, adattandosi a mansioni diverse all’interno della stessa categoria o area di inquadramento, senza subire riduzioni salariali.

La situazione attuale dei lavoratori fragili

Con la mancata proroga, i lavoratori fragili si trovano ora in una condizione di incertezza e vulnerabilità. Questo gruppo di lavoratori, lo ricordiamo, aveva il diritto allo smart working senza la necessità di dimostrare la compatibilità del loro lavoro con la modalità da remoto.

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Smart working, no agli emendamenti M5S

La risposta del Governo all’interrogazione del M5S è stata definita “imbarazzante”. Il Ministro Ciriani, esponente del Governo, si è limitato a illustrare la normativa attuale sul lavoro agile, senza fornire risposte concrete alle proposte del M5S. Un atteggiamento che ha accentuato il senso di frustrazione e l’urgenza di una risposta più adeguata alle esigenze dei lavoratori fragili.

L’obbligo morale del governo verso i cittadini fragili

L’opposizione in Parlamento ha sottolineato che le patologie gravi e le disabilità richiedono un’attenzione continua e che il Governo ha l’obbligo morale di farsi carico di queste persone. L’assenza di una risposta soddisfacente e la bocciatura degli emendamenti vengono percepite come una mancanza di considerazione verso le necessità dei lavoratori più vulnerabili.

Smart working fragili del privato: i contratti aziendali

L’idea di smart working ha subito una notevole trasformazione in questi ultimi anni, in particolare dopo la fine dello stato d’emergenza, il 31 marzo 2022. Questa modalità di lavoro non è stata più vista come uno strumento per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori fragili, ma come un mezzo per equilibrare la vita lavorativa con quella privata.

Non è più quindi una misura di emergenza, ma diventa parte integrante della cultura lavorativa.

Le aziende ora considerano lo smart working come un fattore importante per attrarre e mantenere talenti. Questo cambio di paradigma rispecchia un nuovo approccio al lavoro, dove la flessibilità e l’autonomia dei dipendenti diventano elementi chiave per un ambiente di lavoro moderno e attrattivo.

Glia accordi collettivi aziendali

Per lo smart working nel privato e anche per i fragili una parte fondamentale è ora rivestita gli accordi collettivi aziendali. Stabiliscono le modalità e le condizioni in cui i dipendenti possono lavorare da remoto, definendo chiaramente i giorni di lavoro in presenza e quelli in smart working. Questo sistema fornisce una struttura chiara, permettendo alle aziende di gestire efficacemente il lavoro agile.

Ed è proprio a questi accordi che dovranno fare riferimento i dipendenti fragili del settore privato per continuare a lavorare da remoto.

Smart working fragili del privato: accordi con i dirigenti

Per quando riguarda il settore pubblico sono invece determinanti gli accordi con i dirigenti. La nuova prassi punta dunque sugli accordi individuali tra il lavoratore fragile e il dirigente responsabile. Questi accordi hanno lo scopo di individuare soluzioni personalizzate per garantire la salvaguardia della salute dei lavoratori più esposti a rischi.

La strategia del governo e la direttiva Zangrillo

Il governo Meloni ha ritenuto fosse necessario un ritorno alla normalità, anche nel contesto lavorativo, dopo la pandemia. Una direttiva in questo senso è stata emanata dal ministro Paolo Zangrillo. Direttiva che permette ai dirigenti, nell’ambito dell’organizzazione di ciascuna amministrazione, di definire misure organizzative adeguate per i lavoratori fragili, attraverso accordi individuali.

L’essenza di questi accordi risiede nella loro capacità di fornire una flessibilità e una personalizzazione del lavoro agile. Ogni dipendente fragile avrà la possibilità di discutere e concordare con il proprio dirigente le modalità più adatte per svolgere il proprio lavoro, rispettando le esigenze di salute e sicurezza.

Il ruolo dei dirigenti

I dirigenti, quindi, giocano un ruolo determinante in questa nuova fase. Hanno la responsabilità di valutare individualmente i casi dei lavoratori fragili e di trovare soluzioni che consentano loro di lavorare in modo efficace e sicuro. Così, queste le intenzione dell’esecutivo, si dovrebbe garantire che ogni lavoratore fragile riceva l’attenzione e il sostegno necessari, adattando il lavoro alle loro esigenze specifiche.

Ma la decisione, proprio perché demandata ai singoli dirigenti, rischia di essere soggettiva e quindi diversa da caso a caso. Non esattamente una garanzia per i lavoratori che sono affetti da condizioni di fragilità particolarmente gravi.

Smart working fragili, stop anche nel privato
Nell’immagine un lavoratore fragile che opera in smart working

FAQ (domande e risposte)

Qual è la scadenza dello smart working per i fragili nel privato?

La scadenza dello smart working per i dipendenti privati con particolari fragilità è fissata al 31 marzo. Dopo questa data, non ci sarà nessuna proroga del lavoro agile semplificato per questi lavoratori.

Che differenza c’è tra lavoratori fragili pubblici e privati riguardo allo smart working?

La differenza principale tra lavoratori fragili nel settore pubblico e privato riguarda la scadenza dello smart working. Per i dipendenti pubblici fragili, il diritto allo smart working è scaduto il 31 dicembre, mentre per i dipendenti privati fragili, la scadenza è fissata al 31 marzo. Inoltre, le modalità di gestione e le condizioni del lavoro agile possono variare tra i due settori.

Perché è stata respinta la proroga dello smart working per i fragili?

La proroga dello smart working per i fragili è stata respinta principalmente a causa della mancanza di coperture finanziarie. Gli emendamenti proposti dal M5S, che miravano a rendere strutturale lo smart working per i lavoratori fragili sia nel pubblico sia nel privato, sono stati bocciati in sede di conversione in legge del Dl Milleproroghe.

Come cambia lo smart working nel privato dopo lo stato d’emergenza?

Dopo lo stato d’emergenza, lo smart working nel settore privato ha smesso di essere un mero strumento di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori per diventare un elemento di conciliazione tra vita lavorativa e vita privata. È visto sempre più come un fattore di appeal per le imprese, con la disciplina del lavoro agile gestita attraverso accordi collettivi aziendali.

Qual è la posizione del governo Meloni sullo smart working post-pandemia?

La posizione del governo Meloni sullo smart working post-pandemia si concentra sul ritorno alla normalità. Nel settore pubblico, una direttiva emanata dal ministro Paolo Zangrillo permette ai dirigenti di definire misure organizzative per la salvaguardia della salute dei lavoratori fragili attraverso accordi individuali, evidenziando un approccio più personalizzato e flessibile.

Come vengono gestiti i casi di fragilità nel lavoro pubblico attualmente?

Attualmente, nel lavoro pubblico, i casi di fragilità vengono gestiti attraverso accordi individuali con i dirigenti. Questi accordi sono volti a identificare le misure organizzative necessarie per la salvaguardia dei lavoratori più esposti a rischi per la salute, permettendo loro di svolgere la prestazione in modalità agile in modo sicuro ed efficace.

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