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Superamento del comporto: bisogna motivare il licenziamento

Superamento del comporto e licenziamento: va motivato dal datore di lavoro? Ecco cosa sapere su periodo di comporto e quando è illegittimo il licenziamento.

di Carmine Roca

Maggio 2024

In questo approfondimento faremo chiarezza su superamento del comporto e licenziamento: ecco cosa sapere (scopri le ultime notizie su lavoro, disoccupazione, offerte di lavoro e concorsi attivi. Ricevi le news gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Superamento del comporto e licenziamento: va motivato?

Licenziare un proprio dipendente per il superamento del periodo di comporto richiede approfondite motivazioni, onde evitare che la lettera di licenziamento venga impugnata dal lavoratore.

Il periodo di comporto è il tempo massimo di assenza per infortunio o malattia, nel corso del quale il datore di lavoro non può licenziare il suo dipendente.

Soltanto una volta terminato il periodo di comporto sarà possibile recedere il rapporto di lavoro.

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Quanto dura il periodo di comporto?

Ma quanto dura il periodo di comporto? Il periodo massimo di assenza per malattia o infortunio è disciplinato dai CCNL di categoria.

Si differenzia il comporto secco, ovvero il termine di conservazione del posto di lavoro in caso di un’unica malattia di lunga durata dal comporto per sommatoria, che consiste nel periodo di conservazione del posto di lavoro nel caso in cui il dipendente abbia più malattie.

Il licenziamento per superamento del periodo di comporto deve avvenire soltanto dopo aver verificato che non vi siano malattie escluse dal comporto stesso, dal momento che alcuni CCNL escludono tipi di patologie che per natura o gravità vengono trattate con più attenzione, come ad esempio le malattie oncologiche.

Dal periodo di comporto, invece, vanno escluse le malattie o gli infortuni che derivano da un cattivo comportamento del datore di lavoro, a causa di violazioni delle norme in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Cosa significa eccessiva morbilità?

Una volta terminato il periodo di comporto, il licenziamento deve avvenire in modo tempestivo. In caso contrario può essere intesa la volontà per il datore di lavoro di proseguire il rapporto lavorativo.

Si parla di eccessiva morbilità quando, superato il periodo di comporto, l’azienda decida di licenziare il dipendente, motivando le ragioni dell’azione.

Ai fini del licenziamento non è necessario che il datore di lavoro indichi l’esatto numero di giorni di malattia goduti dal dipendente, tantomeno i giorni di calendario in cui il lavoratore è stato assente.

Invece, se il dipendente lo richiedesse, il datore di lavoro o l’azienda dovrà indicare i giorni di assenza goduti, motivando la decisione del licenziamento per superato periodo di comporto.

In caso contrario, il licenziamento va considerato illegittimo, a causa dell’assenza di motivazione.

Malattia lavoratore: retribuzione e visita fiscale, cosa sapere?

Il lavoratore dipendente ha diritto a giorni di malattia durante i quali percepirà regolarmente una retribuzione nella misura e per il tempo determinato dalla legge e dal CCNL di riferimento.

La retribuzione in parte è a carico del datore di lavoro, in parte dell’INPS, che corrisponderà al dipendente un’indennità di malattia. Il periodo di assenza per malattia viene calcolato nell’anzianità di servizio.

Come detto, durante il godimento del periodo di malattia al lavoratore è garantita la conservazione del posto di lavoro, per un determinato periodo di tempo che viene, appunto, denominato periodo di comporto.

Generalmente il periodo di comporto è quantificato in 180 giorni in un anno solare. Durante questo periodo vige il divieto di licenziamento.

Nel momento in cui il dipendente si assenta dal luogo di lavoro, questi è obbligato ad avvisare tempestivamente il datore di lavoro e a farsi rilasciare il certificato di malattia dal proprio medico curante, che andrà inoltrato all’INPS in modalità telematica.

Durante il periodo di malattia, il dipendente, sia pubblico che privato, ha l’obbligo di essere reperibile presso il suo domicilio, poiché potrebbe essere destinatario di eventuali visite del medico fiscale, che può essere disposta d’ufficio o su richiesta del datore di lavoro.

Dal 2024 sono cambiati gli orari delle visite fiscali, uniformati per i dipendenti pubblici e privati. Il lavoratore ha l’obbligo di rimanere in casa dalle ore 10 alle ore 12 e dalle ore 17 alle ore 19.

Superamento del comporto e licenziamento
Superamento del comporto e licenziamento: in foto una donna ammalata sul divano di casa.

Faq su lavoro e malattia

Quanti giorni di malattia spettano alle badanti?

Il numero di giorni di malattia che spettano alle badanti dipende dall’anzianità di servizio.

Se fino a 6 mesi, il CCNL prevede il riconoscimento di 8 giorni di malattia pagati dal datore di lavoro. In caso di anzianità di servizio da 6 mesi a 2 anni, il CCNL prevede il riconoscimento di 10 giorni di malattia pagati dal datore di lavoro. Se l’anzianità di servizio è superiore a 2 anni, il CCNL prevede il riconoscimento, da parte del datore di lavoro, di 15 giorni di malattia, con le stesse modalità di pagamento dei casi precedenti.

Come funziona la trattenuta per malattia per i dipendenti pubblici?

Con la circolare numero 10 del 2011, il Dipartimento Funzione Pubblica ha confermato che per i primi 10 giorni di ciascun periodo di malattia deve essere erogato soltanto il trattamento economico fondamentale definito dai contratti collettivi.

Se il periodo di malattia è superiore a 10 giorni, dall’11° giorno è escluso il solo trattamento accessorio variabile; se il periodo di malattia è superiore a 15 giorni, dall’11° giorno di malattia è corrisposto anche il trattamento economico variabile.

In malattia maturano ferie, TFR e mensilità aggiuntive?

Sì, in malattia maturano ferie, TFR, mensilità aggiuntive (tredicesima e quattordicesima) e pure i contributi previdenziali.

Dunque, il dipendente che si assenta a causa di un’influenza o a causa di qualcosa di più serio, continua a maturare le ferie, così come il diritto ai permessi retributivi (ROL). Inoltre, sempre durante il periodo di assenza per malattia, continua a maturare il suo TFR e le mensilità aggiuntive (tredicesima e, se ne ha diritto, anche la quattordicesima).

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