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Superato il comporto c’è la Naspi?

Superato il comporto c’è la Naspi? Verifichiamo in questo post se il lavoratore che ha superato il limite massimo dei giorni di malattia ed è stato licenziato ha il diritto a ricevere l’indennità di disoccupazione.

di Redazione

Ottobre 2023

Superato il comporto c’è la Naspi? Ovvero, se si va oltre il limite massimo dei giorni di malattia e scatta il licenziamento, il lavoratore ha diritto alla disoccupazione? Lo vediamo in questo post anche dopo una recente sentenza della Cassazione. (scopri le ultime notizie su lavoro, disoccupazione, offerte di lavoro e concorsi attivi. Ricevi le news gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Che significa licenziamento per il superamento del periodo di comporto

Il licenziamento per superamento del periodo di comporto è un argomento delicato. Si riferisce alla possibilità per il datore di lavoro di licenziare un dipendente che si assenta dal lavoro per un periodo superiore a quello stabilito dai contratti collettivi a causa di infortunio o malattia.

Prima di approfondire la questione rispondiamo subito alla domanda del titolo di questo post: sì il lavoratore licenziato per aver superato il periodo di comporto ha diritto alla disoccupazione perché ha perso il posto per ragioni che sono indipendenti dalla sua volontà.

Definizioni chiave:

Caratteristiche principali:

  1. Natura del comporto: Il periodo di comporto rappresenta un “tetto massimo” oltre il quale l’assenza per malattia non può protrarsi senza conseguenze.
  2. Licenziamento e comporto: una volta superato il periodo di comporto, il licenziamento può avvenire indipendentemente dalla realtà della malattia e da eventuali contestazioni disciplinari.
  3. Protezione del lavoratore: nonostante il superamento del comporto possa portare al licenziamento, il lavoratore licenziato ha diritto alla Naspi, poiché la perdita del posto avviene per ragioni indipendenti dalla sua volontà.

Vediamo in questo post quali sono i giorni di malattia per un dipendente pubblico.


Come funziona la normativa

Il licenziamento per superamento del periodo di comporto è regolato dall’articolo 2110 del codice civile, che fornisce indicazioni chiare su quando e come un imprenditore può procedere al licenziamento di un dipendente.

Dettagli normativi:

Ecco come si articola il periodo di comporto:

Anzianità di servizioDurata del periodo di comporto
Inferiore a 10 anni3 mesi
Superiore a 10 anni6 mesi

Peculiarità dei contratti collettivi:

  1. Determinazione del comporto: spesso è la contrattazione collettiva a definire la durata del periodo di comporto.
  2. Variabilità in base all’anzianità e alla qualifica: normalmente, i contratti collettivi prevedono un periodo di comporto che aumenta con l’anzianità di servizio e la qualifica del lavoratore.
  3. Aspettativa non retribuita: alcuni contratti possono consentire al lavoratore di richiedere, prima della fine del comporto, un periodo di aspettativa non retribuita.

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Due tipi di comporto

Esistono due tipologie di comporto previste dai contratti collettivi, e ciascuna ha caratteristiche e implicazioni specifiche. Andiamo a esaminarle in dettaglio:

Comporto secco

Il comporto secco si riferisce al numero massimo di giorni consecutivi in cui un lavoratore può assentarsi a causa di una singola malattia. In altre parole, è il limite di giorni stabilito per un singolo episodio di malattia.

Comporto per sommatoria

A differenza del comporto secco, il comporto per sommatoria considera la somma totale dei giorni di assenza per malattia accumulati in un determinato periodo, indipendentemente dal fatto che queste assenze siano state causate da diverse malattie.

Nota: in caso il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) non preveda un comporto per sommatoria, il giudice competente può stabilirlo in via equitativa, valutando caso per caso.

Vediamo in questo post quando si azzera il periodo di comporto

L’azienda non deve dimostrare la giusta causa

Il principio secondo cui l’azienda non deve dimostrare la giusta causa al momento del licenziamento rappresenta una innovazione rispetto alla normativa tradizionale del lavoro. Questo concetto si basa su diversi fattori e considerazioni.

Presunzione di legittimità del licenziamento

Uno degli aspetti chiave di questo principio è che, in assenza di una dimostrazione contraria, si presume che il licenziamento sia legittimo. Questo significa che:

Flessibilità nel mercato del lavoro

Un altro motivo alla base di questo principio è la necessità di fornire alle aziende una certa flessibilità nel gestire le proprie risorse umane:

Potenziali abusi e contromisure

Sebbene questo principio fornisca alle aziende una maggiore libertà d’azione, esiste anche il rischio di potenziali abusi. Per mitigare questi rischi, sono state adottate diverse contromisure:

Tabelle e schemi

Ecco una tabella che riassume alcuni dei punti chiave:

AspettoDescrizione
Onere della provaRicade sul lavoratore
GiustificazioneNon necessaria da parte dell’azienda
FlessibilitàMaggiore adattabilità alle condizioni di mercato
Contromisure contro gli abusiTutela legale e indennità di licenziamento

Licenziamento per troppe assenze per malattia

Il licenziamento per troppe assenze per malattia pur essendo una pratica controversa, trova il suo fondamento, come abbiamo visto, nel bilanciamento tra il diritto del lavoratore alla salute e la necessità dell’azienda di garantire la continuità produttiva.

Storia e giurisprudenza

Conseguenze per il lavoratore


I requisiti per la Naspi

La Naspi (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) rappresenta l’assegno di disoccupazione destinato ai lavoratori che hanno perso involontariamente il proprio impiego. Per accedervi, è necessario soddisfare alcuni requisiti.

Condizioni fondamentali

  1. Stato di disoccupazione involontaria: si verifica, ad esempio, in caso di licenziamento. Non si applica a chi ha rassegnato le proprie dimissioni volontariamente, salvo alcune eccezioni.
  2. Contribuzione: è necessario aver versato almeno 13 settimane di contributi nei quattro anni precedenti all’inizio del periodo di disoccupazione.
  3. Giornate di lavoro effettivo: bisogna aver lavorato almeno 30 giorni nei 12 mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.

Neutralizzazione dei periodi

Tabelle riassuntive

RequisitoDettagli
Stato di disoccupazioneInvolontaria
Contribuzione13 settimane nei 4 anni precedenti
Giornate di lavoro30 giorni nei 12 mesi precedenti

Chi viene licenziato per superamento del comporto ha diritto alla disoccupazione?

Cosa succede dopo il licenziamento per aver superato il periodo di comporto? Il lavoratore ha diritto a qualche forma di sostegno economico, come la Naspi? Vediamolo nel dettaglio.

Diritti dopo il licenziamento

Il punto centrale della questione riguarda i diritti del lavoratore dopo essere stato licenziato per superamento del comporto:

Conclusione

In sintesi, il lavoratore che viene licenziato a causa del superamento del comporto ha diritto alla Naspi. Questa è una sicurezza importante per i lavoratori, che possono contare su una forma di sostegno economico anche in situazioni complesse e delicate come quella del licenziamento per malattia.

Superato il comporto c’è la Naspi?
Nell’immagine un lavoratore costretto a casa per malattia è pr4eoccupato perché rischia il licenziamento se supera il periodo di comporto.

FAQ (domande e risposte)

Superato il comporto c’è la Naspi?

Sì, il lavoratore licenziato per aver superato il periodo di comporto ha diritto alla disoccupazione (Naspi). Questo perché il lavoratore ha perso il posto per ragioni indipendenti dalla sua volontà.

Che significa licenziamento per il superamento del periodo di comporto?

Il licenziamento per superamento del periodo di comporto si verifica quando un dipendente, a causa di infortunio o malattia, è assente dal lavoro oltre il limite stabilito dai contratti collettivi, detto “periodo di comporto”. Se un dipendente supera questo periodo, il datore di lavoro può licenziarlo, indipendentemente dalla validità della malattia o dall’esistenza di contestazioni disciplinari.

La Cassazione ha sentenziato sul comporto?

Sì, secondo le Sezioni Unite della Cassazione, il licenziamento per superamento del periodo di comporto costituisce una fattispecie autonoma di licenziamento, che è diversa dal licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo, sia esso oggettivo o soggettivo.

Quando si può licenziare per malattia?

Un datore di lavoro può licenziare un dipendente in caso di assenza prolungata dovuta a malattia o infortunio che supera il periodo di comporto stabilito. Tuttavia, se il licenziamento avviene prima del superamento del periodo massimo di comporto, esso è considerato nullo.

Cos’è il “comporto secco” e “per sommatoria”?

In questo caso per il licenziamento serve la giusta causa?

Nel caso di licenziamento per superamento del periodo di comporto, il datore di lavoro non ha bisogno di dimostrare l’esistenza di una giusta causa o di un giustificato motivo. Il solo superamento del periodo di comporto è sufficiente a giustificare la decisione del datore di lavoro di terminare il contratto. Tuttavia, è necessario fornire un preavviso. Se il licenziamento per superamento del periodo di comporto è legittimo, altri motivi che potrebbero rendere illegittimo il licenziamento diventano irrilevanti.

Quando sarà pagata la Naspi?

Ecco quando sarà pagata la Naspi di novembre 2023. La Naspi di dicembre arriverà l’11, il 12 o il 13 dicembre 2023.

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