Superato il comporto c’è la Naspi? Ovvero, se si va oltre il limite massimo dei giorni di malattia e scatta il licenziamento, il lavoratore ha diritto alla disoccupazione? Lo vediamo in questo post anche dopo una recente sentenza della Cassazione. (scopri le ultime notizie su lavoro, disoccupazione, offerte di lavoro e concorsi attivi. Ricevi le news gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).
Indice
Che significa licenziamento per il superamento del periodo di comporto
Il licenziamento per superamento del periodo di comporto è un argomento delicato. Si riferisce alla possibilità per il datore di lavoro di licenziare un dipendente che si assenta dal lavoro per un periodo superiore a quello stabilito dai contratti collettivi a causa di infortunio o malattia.
Prima di approfondire la questione rispondiamo subito alla domanda del titolo di questo post: sì il lavoratore licenziato per aver superato il periodo di comporto ha diritto alla disoccupazione perché ha perso il posto per ragioni che sono indipendenti dalla sua volontà.
Definizioni chiave:
- Periodo di comporto: limite temporale stabilito dai contratti collettivi entro il quale un lavoratore può assentarsi dal lavoro per malattia o infortunio senza rischiare il licenziamento.
- Contratti collettivi: accordi tra organizzazioni sindacali e datori di lavoro che stabiliscono condizioni di lavoro, stipendi e altri diritti e doveri dei lavoratori.
Caratteristiche principali:
- Natura del comporto: Il periodo di comporto rappresenta un “tetto massimo” oltre il quale l’assenza per malattia non può protrarsi senza conseguenze.
- Licenziamento e comporto: una volta superato il periodo di comporto, il licenziamento può avvenire indipendentemente dalla realtà della malattia e da eventuali contestazioni disciplinari.
- Protezione del lavoratore: nonostante il superamento del comporto possa portare al licenziamento, il lavoratore licenziato ha diritto alla Naspi, poiché la perdita del posto avviene per ragioni indipendenti dalla sua volontà.
Vediamo in questo post quali sono i giorni di malattia per un dipendente pubblico.
Come funziona la normativa
Il licenziamento per superamento del periodo di comporto è regolato dall’articolo 2110 del codice civile, che fornisce indicazioni chiare su quando e come un imprenditore può procedere al licenziamento di un dipendente.
Dettagli normativi:
- Art. 2110 c.c.: questo articolo del codice civile stabilisce che l’imprenditore può recedere dal contratto di lavoro nel caso in cui l’assenza per malattia superi un determinato periodo, noto come “periodo di comporto”.
Ecco come si articola il periodo di comporto:
| Anzianità di servizio | Durata del periodo di comporto |
|---|---|
| Inferiore a 10 anni | 3 mesi |
| Superiore a 10 anni | 6 mesi |
Peculiarità dei contratti collettivi:
- Determinazione del comporto: spesso è la contrattazione collettiva a definire la durata del periodo di comporto.
- Variabilità in base all’anzianità e alla qualifica: normalmente, i contratti collettivi prevedono un periodo di comporto che aumenta con l’anzianità di servizio e la qualifica del lavoratore.
- Aspettativa non retribuita: alcuni contratti possono consentire al lavoratore di richiedere, prima della fine del comporto, un periodo di aspettativa non retribuita.
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Due tipi di comporto
Esistono due tipologie di comporto previste dai contratti collettivi, e ciascuna ha caratteristiche e implicazioni specifiche. Andiamo a esaminarle in dettaglio:
Comporto secco
Il comporto secco si riferisce al numero massimo di giorni consecutivi in cui un lavoratore può assentarsi a causa di una singola malattia. In altre parole, è il limite di giorni stabilito per un singolo episodio di malattia.
- Definizione: numero massimo di giorni consecutivi di assenza per un unico evento di malattia.
- Implicazioni: se un lavoratore supera questo limite per una singola malattia, potrebbe rischiare il licenziamento.
- Esempio: se il comporto secco è fissato a 10 giorni e un lavoratore si assenta per 12 giorni consecutivi a causa di una malattia, ha superato il comporto secco.
Comporto per sommatoria
A differenza del comporto secco, il comporto per sommatoria considera la somma totale dei giorni di assenza per malattia accumulati in un determinato periodo, indipendentemente dal fatto che queste assenze siano state causate da diverse malattie.
- Definizione: somma del numero massimo di giorni di assenza per malattia in capo a un lavoratore in un determinato arco temporale. Si riferisce a molteplici episodi di malattia che si verificano in un periodo specificato.
- Implicazioni: un lavoratore potrebbe avere diverse malattie nel corso di un anno. Se la somma totale dei giorni di assenza supera il comporto per sommatoria, potrebbe rischiare il licenziamento.
- Esempio: se il comporto per sommatoria è fissato a 20 giorni in un anno e un lavoratore si assenta per un totale di 25 giorni a causa di diverse malattie nel corso dell’anno, ha superato il comporto per sommatoria.
Nota: in caso il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) non preveda un comporto per sommatoria, il giudice competente può stabilirlo in via equitativa, valutando caso per caso.
Vediamo in questo post quando si azzera il periodo di comporto
L’azienda non deve dimostrare la giusta causa
Il principio secondo cui l’azienda non deve dimostrare la giusta causa al momento del licenziamento rappresenta una innovazione rispetto alla normativa tradizionale del lavoro. Questo concetto si basa su diversi fattori e considerazioni.
Presunzione di legittimità del licenziamento
Uno degli aspetti chiave di questo principio è che, in assenza di una dimostrazione contraria, si presume che il licenziamento sia legittimo. Questo significa che:
- L’onere della prova non ricade sull’azienda, ma sul lavoratore.
- Non è necessario per l’azienda fornire una giustificazione immediata per il licenziamento.
Flessibilità nel mercato del lavoro
Un altro motivo alla base di questo principio è la necessità di fornire alle aziende una certa flessibilità nel gestire le proprie risorse umane:
- Favorisce l’adattabilità delle aziende ai cambiamenti economici e di mercato.
- Riduce i potenziali ostacoli burocratici al momento del licenziamento.
Potenziali abusi e contromisure
Sebbene questo principio fornisca alle aziende una maggiore libertà d’azione, esiste anche il rischio di potenziali abusi. Per mitigare questi rischi, sono state adottate diverse contromisure:
- Tutela legale: i lavoratori possono ricorrere ai tribunali in caso di licenziamento ingiustificato.
- Indennità di licenziamento: in alcuni casi, le aziende potrebbero essere tenute a pagare un’indennità al lavoratore licenziato.
Tabelle e schemi
Ecco una tabella che riassume alcuni dei punti chiave:
| Aspetto | Descrizione |
|---|---|
| Onere della prova | Ricade sul lavoratore |
| Giustificazione | Non necessaria da parte dell’azienda |
| Flessibilità | Maggiore adattabilità alle condizioni di mercato |
| Contromisure contro gli abusi | Tutela legale e indennità di licenziamento |
Licenziamento per troppe assenze per malattia
Il licenziamento per troppe assenze per malattia pur essendo una pratica controversa, trova il suo fondamento, come abbiamo visto, nel bilanciamento tra il diritto del lavoratore alla salute e la necessità dell’azienda di garantire la continuità produttiva.
Storia e giurisprudenza
- Prima del cambiamento: un tempo, era ampiamente accettato che un dipendente potesse essere licenziato se, anche senza superare il limite del comporto, presentava un’eccessiva morbilità. Questo si traduceva in frequenti assenze dal lavoro, anche per brevi periodi.
- Cambiamento di orientamento: recentemente, la giurisprudenza ha iniziato a vedere la questione sotto una luce diversa. Si è ritenuto che il licenziamento basato esclusivamente sulle assenze per malattia potesse essere considerato ingiusto o eccessivo, soprattutto se le assenze erano giustificate da certificati medici.
Conseguenze per il lavoratore
- Percezione di stipendio: durante il periodo di malattia, il dipendente ha diritto a percepire una parte dello stipendio, la cui percentuale varia in base ai contratti collettivi.
- Tutela sindacale: in caso di licenziamento per eccessive assenze, il lavoratore può avvalersi della tutela sindacale o ricorrere alla giustizia per valutare la legittimità del licenziamento.
I requisiti per la Naspi
La Naspi (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) rappresenta l’assegno di disoccupazione destinato ai lavoratori che hanno perso involontariamente il proprio impiego. Per accedervi, è necessario soddisfare alcuni requisiti.
Condizioni fondamentali
- Stato di disoccupazione involontaria: si verifica, ad esempio, in caso di licenziamento. Non si applica a chi ha rassegnato le proprie dimissioni volontariamente, salvo alcune eccezioni.
- Contribuzione: è necessario aver versato almeno 13 settimane di contributi nei quattro anni precedenti all’inizio del periodo di disoccupazione.
- Giornate di lavoro effettivo: bisogna aver lavorato almeno 30 giorni nei 12 mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.
Neutralizzazione dei periodi
- Periodi di malattia e infortunio sono considerati eventi neutri. Questo significa che, ai fini del calcolo delle 13 settimane di contribuzione e dei 30 giorni di lavoro, questi periodi non vengono conteggiati come assenze.
Tabelle riassuntive
| Requisito | Dettagli |
|---|---|
| Stato di disoccupazione | Involontaria |
| Contribuzione | 13 settimane nei 4 anni precedenti |
| Giornate di lavoro | 30 giorni nei 12 mesi precedenti |
Chi viene licenziato per superamento del comporto ha diritto alla disoccupazione?
Cosa succede dopo il licenziamento per aver superato il periodo di comporto? Il lavoratore ha diritto a qualche forma di sostegno economico, come la Naspi? Vediamolo nel dettaglio.
Diritti dopo il licenziamento
Il punto centrale della questione riguarda i diritti del lavoratore dopo essere stato licenziato per superamento del comporto:
- Diritto alla Naspi: chi viene licenziato per malattia ha diritto alla disoccupazione. Questo perché la Naspi è stata concepita come una forma di sostegno economico per i lavoratori che perdono il posto di lavoro non per colpa propria.
- Sentenze e interpretazioni: l’Inps ha chiarito che la Naspi spetta anche nei casi di licenziamento per giusta causa. Questo tipo di licenziamento è riservato alle condotte più gravi addebitate al dipendente e viene intimato senza preavviso. Tuttavia, la recente sentenza della Cassazione ha introdotto ulteriori sfumature, sottolineando che il licenziamento per superamento del comporto può essere considerato una categoria a sé stante, diversa dal licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo.
Conclusione
In sintesi, il lavoratore che viene licenziato a causa del superamento del comporto ha diritto alla Naspi. Questa è una sicurezza importante per i lavoratori, che possono contare su una forma di sostegno economico anche in situazioni complesse e delicate come quella del licenziamento per malattia.

FAQ (domande e risposte)
Superato il comporto c’è la Naspi?
Sì, il lavoratore licenziato per aver superato il periodo di comporto ha diritto alla disoccupazione (Naspi). Questo perché il lavoratore ha perso il posto per ragioni indipendenti dalla sua volontà.
Che significa licenziamento per il superamento del periodo di comporto?
Il licenziamento per superamento del periodo di comporto si verifica quando un dipendente, a causa di infortunio o malattia, è assente dal lavoro oltre il limite stabilito dai contratti collettivi, detto “periodo di comporto”. Se un dipendente supera questo periodo, il datore di lavoro può licenziarlo, indipendentemente dalla validità della malattia o dall’esistenza di contestazioni disciplinari.
La Cassazione ha sentenziato sul comporto?
Sì, secondo le Sezioni Unite della Cassazione, il licenziamento per superamento del periodo di comporto costituisce una fattispecie autonoma di licenziamento, che è diversa dal licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo, sia esso oggettivo o soggettivo.
Quando si può licenziare per malattia?
Un datore di lavoro può licenziare un dipendente in caso di assenza prolungata dovuta a malattia o infortunio che supera il periodo di comporto stabilito. Tuttavia, se il licenziamento avviene prima del superamento del periodo massimo di comporto, esso è considerato nullo.
Cos’è il “comporto secco” e “per sommatoria”?
- Comporto secco: Si riferisce al numero massimo di giorni consecutivi di assenza per malattia, legati a un singolo episodio di malattia.
- Comporto per sommatoria: Si riferisce alla somma del numero massimo di giorni di assenza per malattia accumulati da un lavoratore in un determinato periodo, prendendo in considerazione diverse malattie manifestatesi nel tempo. Se il CCNL (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro) non stabilisce un comporto per sommatoria, sarà il giudice a definirlo equamente.
In questo caso per il licenziamento serve la giusta causa?
Nel caso di licenziamento per superamento del periodo di comporto, il datore di lavoro non ha bisogno di dimostrare l’esistenza di una giusta causa o di un giustificato motivo. Il solo superamento del periodo di comporto è sufficiente a giustificare la decisione del datore di lavoro di terminare il contratto. Tuttavia, è necessario fornire un preavviso. Se il licenziamento per superamento del periodo di comporto è legittimo, altri motivi che potrebbero rendere illegittimo il licenziamento diventano irrilevanti.
Quando sarà pagata la Naspi?
Ecco quando sarà pagata la Naspi di novembre 2023. La Naspi di dicembre arriverà l’11, il 12 o il 13 dicembre 2023.
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