In questo articolo vedremo insieme cosa sono i tirocini di inclusione sociale per disabili (scopri le ultime notizie su lavoro, disoccupazione, offerte di lavoro e concorsi attivi. Ricevi le news gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).
Indice
Cos’è un tirocinio?
Il tirocinio è la misura formativa di politica attiva che consente, con più facilità, l’accesso o il reinserimento al mondo lavorativo.
Non è da includere tra le tipologie di rapporti di lavoro: il tirocinio è infatti finalizzato alla creazione di un contatto diretto tra l’interessato – il tirocinante – e l’azienda, con l’obiettivo di favorire benefici per entrambe le parti in causa.
Con il tirocinio, l’interessato non solo arricchisce il suo curriculum, ma acquisisce esperienza da poter sfruttare, in futuro, nel mercato del lavoro.
L’azienda, invece, investe nella formazione di un’eventuale nuova risorsa da inserire in organico.
Se l’interessato percepisce la Naspi, pur svolgendo un tirocinio non perderà il diritto alla disoccupazione e continuerà a percepire regolarmente l’indennità a lui concessa.
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Cosa sono i tirocini di inclusione sociale per disabili
Il tirocinio è importante anche per un lavoratore con disabilità che sta affacciandosi al mondo del lavoro o vuole reinserirsi.
I tirocini di inclusione sociale per disabili permettono di svolgere un percorso di orientamento, formazione, inserimento o reinserimento lavorativo, riservato alle persone prese in carico da un servizio pubblico competente.
Sono da collante fra i servizi socio-sanitari e i servizi per il lavoro. Il servizio sociale professionale o sanitario competente prende in carico il destinatario del tirocinio, affiancandosi nella sottoscrizione degli atti al soggetto promotore, al soggetto ospitante e al destinatario, oltre a chi lo rappresenta.
Quanto durano i tirocini di inclusione sociale per disabili?
Il tirocinio di inclusione sociale ha una durata massima di 24 mesi, anche se Regioni e Province autonome possono decidere di prolungare la durata di altri 24 mesi.
Non è previsto un numero massimo di tirocini di inclusione sociale attivabili all’interno della stessa unità operativa aziendale, a differenza degli altri tirocini extracurriculari.
Attenzione, però: sono esclusi dall’elenco, quei tirocini attivati in favore di lavoratori con disabilità che prevedono l’assolvimento dell’obbligo di assunzione da parte dell’azienda, come descritto dall’articolo 11 della legge numero 68 del 1999, che regolamenta le categorie protette e il collocamento mirato.
Come avviare i tirocini di inclusione sociale per disabili?
Per poter essere avviato il tirocinio di inclusione sociale è necessario che vi sia un incontro tra il soggetto promotore, l’azienda ospitante e l’interessato, per la sottoscrizione del progetto formativo individuale e della convenzione.
È altrettanto importante il ruolo del servizio pubblico/soggetto del terzo settore che ha in carico la persona: partecipa alla definizione del progetto formativo individuale e redige un progetto individuale di inclusione sociale, in modo tale da motivare la ragione dell’attivazione del tirocinio e indicare le competenze da acquisire in relazione agli obiettivi di inclusione sociale, autonomia della persona e riabilitazione.
Tirocini di inclusione sociale per disabili: sono pagati?
Durante lo svolgimento del tirocinio di inclusione sociale si ha diritto a un’indennità economica pari a 3,40 euro per ogni ora di attività svolta.
L’indennità costituisce un sostegno di natura economica per favorire il buon esito del progetto personalizzato di formazione e di orientamento finalizzati all’inclusione sociale, all’autonomia e alla riabilitazione del tirocinante.

Faq su lavoro e disabilità
Quali agevolazioni spettano per l’assunzione di disabili?
I datori di lavoro che assumono lavoratori disabili possono beneficiare di uno sgravio contributivo di 36 mesi e in misura variabile in base alla percentuale di riduzione della capacità lavorativa del lavoratore impiegato.
Si può licenziare un lavoratore disabile?
Il rapporto di lavoro può essere risolto nel caso in cui, anche attuando i possibili adattamenti dell’organizzazione del lavoro, la commissione medica accerti la definitiva impossibilità di reinserire il disabile all’interno dell’azienda.
Quanti posti sono riservati per le categorie protette nei concorsi pubblici?
Nei concorsi pubblici, la Legge 68/1999 stabilisce un numero di posti riservati per le categorie protette. Queste includono persone con una percentuale di disabilità superiore al 45% che hanno chiesto l’iscrizione a queste categorie e alle liste del collocamento mirato. L’obiettivo è favorire l’inserimento lavorativo di queste persone.
Quali tutele e agevolazioni sono previste per le categorie protette nei concorsi pubblici?
Le persone con disabilità hanno diritto a partecipare a tutti i concorsi pubblici, con modalità speciali di svolgimento delle prove per garantire la parità di condizioni con gli altri candidati. Per esempio, possono utilizzare ausili necessari e avere tempi supplementari per sostenere le prove in relazione al proprio handicap. Inoltre, le persone con un’invalidità pari o superiore all’80% sono esentate dal sostenere la prova preselettiva nei concorsi pubblici.
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