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Trasferimenti familiari per i dipendenti pubblici

Trasferimenti familiari per i dipendenti pubblici, vediamo quando un lavoratore assunto in una sede diversa da quella di residenza può chiedere e ottenere l’avvicinamento familiare.

di Redazione

Giugno 2024

Trasferimenti familiari per i dipendenti pubblici: come vedremo in questo post è possibile per un lavoratore assunto in una sede diversa da quella di residenza chiedere l’avvicinamento se si ha un figlio con meno di tre anni. Vediamo come funziona. (scopri le ultime notizie su lavoro, disoccupazione, offerte di lavoro e concorsi attivi. Ricevi le news gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Trasferimenti familiari per i dipendenti pubblici: cosa dice la legge

L’articolo 42-bis del decreto legislativo n. 151/2001 stabilisce che i dipendenti pubblici possono richiedere un trasferimento più vicino alla propria abitazione per motivi familiari. La misura si applica nei casi in cui il lavoratore debba assistere un figlio di non più di tre anni. La norma facilita l’avvicinamento al luogo di lavoro del coniuge o alla residenza familiare, offrendo diverse scelte per supportare l’equilibrio tra vita lavorativa e familiare.

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Opzioni di trasferimento

Il decreto legislativo classifica il trasferimento come:

Il periodo di trasferimento ha una durata massima di tre anni. Negli ultimi anni, e soprattutto dopo l’introduzione più massiccia dello smart working, si è posta la questione se sia possibile estendere i trasferimenti direttamente al luogo di residenza della famiglia. Con una sentenza della Corte Costituzionale, la n. 99/2024 del 4 giugno 2024, si è estesa la possibilità di richiedere il trasferimento anche in base a questa necessità.

Ricongiungimento familiare, come funziona

Il ricongiungimento familiare poggia sull’articolo 42-bis del decreto legislativo n. 151 del 2021, che specifica le condizioni con le quali i dipendenti pubblici con figli minori fino a tre anni possono richiedere un trasferimento.

Dettagli della normativa

La legge prevede che un genitore possa essere assegnato temporaneamente a una sede più vicina, sulla base di alcune condizioni:

  1. L’altro genitore lavora nella stessa Provincia o Regione.
  2. La famiglia risiede nella stessa Provincia o Regione.

Questa disposizione non è citata nella legge originale, ma deriva da un’interpretazione della Corte Costituzionale, che ha riconosciuto la necessità di estendere questi diritti per favorire la coesione familiare.

Autonomia nella scelta della sede

La richiesta di trasferimento può essere effettuata senza la necessità di dimostrare che l’altro genitore lavori nello stesso luogo. È sufficiente che la famiglia risieda nella regione o provincia richiesta. Questo cambio di formulazione protegge i lavoratori in situazioni dove entrambi i genitori operano in regioni diverse, ma la residenza familiare rimane in una sola.

La legge risponde anche all’esigenza di adattarsi a nuove forme di lavoro, come lo smart working, che possono ridurre la necessità fisica di presenza in ufficio ma non eliminano il bisogno di supporto familiare vicino alla residenza.

Quando si può ottenere il trasferimento

Il diritto al trasferimento familiare è limitato a situazioni specifiche. È possibile richiederlo solo quando un genitore ha un figlio di età non superiore ai tre anni.

Durata e condizioni del trasferimento

Il periodo durante il quale può essere concesso il trasferimento è stabilito in massimo tre anni, indipendentemente dall’età attuale del bambino. Per esempio:

Possibilità di trasferimenti multipli

Oltre a specificare la durata, la legge permette la possibilità di più trasferimenti per figlio, anche se adottato o in affido. Significa che ogni nuovo figlio dà diritto a un nuovo periodo di trasferimento, come sancito dal Consiglio di Stato nella sentenza n. 7725/2023.

Il trasferimento non è un diritto oggettivo

Nonostante le facilitazioni previste dalla normativa, il trasferimento familiare non è un diritto acquisito, ma un interesse legittimo. E quindi ogni richiesta deve essere valutata e approvata dalle autorità competenti.

Condizioni per l’approvazione del trasferimento

La richiesta di trasferimento è soggetta a due condizioni principali:

  1. Disponibilità di un posto vacante nella sede desiderata che corrisponda alla posizione retributiva del richiedente.
  2. Assenso preventivo delle amministrazioni di provenienza e di destinazione.

Gestione dei dinieghi

In caso di diniego, le amministrazioni devono fornire una motivazione adeguata. Queste motivazioni devono essere limitate a casi o esigenze eccezionali. La Corte ha stabilito che l’obbligo di fornire una motivazione adeguata è particolarmente stringente e serve a proteggere valori di rilievo costituzionale.

Ruolo del giudice

Il giudice, di fronte a un diniego non opportunamente motivato, ha il potere di disapplicare gli atti amministrativi e ordinare l’assegnazione temporanea richiesta, come evidenziato nella sentenza del Tribunale di Reggio Emilia del 9 novembre 2005.

Quando c’è la carenza di organico

Uno degli ostacoli più comuni nelle richieste di trasferimento è la carenza di organico nelle amministrazioni pubbliche. Questa situazione può limitare le possibilità di approvazione delle richieste di trasferimento.

Implicazioni della carenza di organico

La carenza di organico viene spesso citata come motivo per negare le richieste di trasferimento. Ma è importante esaminare queste motivazioni con attenzione: possono essere utilizzate impropriamente come formule standard senza un riscontro nella realtà operativa dell’ente.

Ruolo del giudice nella verifica delle motivazioni

Il giudice ha il compito di verificare se le funzioni del dipendente che chiede il trasferimento possano essere affidate ad altro personale qualificato che svolga funzioni simili. Questo controllo è importante per assicurare che la motivazione del diniego sia basata su esigenze concrete e non su formalità.

Obblighi documentali dell’amministrazione

In caso di diniego basato sulla carenza di organico, l’amministrazione deve fornire una documentazione adeguata che dimostri la mancanza di posti vacanti e disponibili. La documentazione deve essere dettagliata e aggiornata per essere considerata valida.

Quando presentare la richiesta

Il procedimento per presentare una richiesta di trasferimento familiare è regolato da termini precisi.

Tempistica per la comunicazione

Le amministrazioni hanno l’obbligo di rispondere alle richieste di trasferimento entro trenta giorni dalla ricezione della domanda. Il termine non è perentorio. Significa che il mancato rispetto della scadenza non costituisce di per sé una ragione valida per impugnare un diniego.

Considerazioni speciali

Se il coniuge del dipendente che presenta la richiesta è in cassa integrazione, non esistono specifiche decisioni giurisprudenziali che regolamentano queste situazioni. Tuttavia, dal momento che il rapporto di lavoro rimane attivo anche durante la cassa integrazione, la richiesta di trasferimento può ancora essere considerata valida.

Trasferimenti familiari per i dipendenti pubblici
Nell’immagine una dipendente pubblica chiede il trasferimento per ricongiungimento familiare e mostra la foto del figlio al responsabile della sua amministrazione.

FAQ (domande e risposte)

Come funziona il trasferimento per famiglie dei dipendenti pubblici?

Il trasferimento familiare per i dipendenti pubblici è regolato principalmente dall’articolo 42-bis del decreto legislativo n. 151/2001. Questo permette ai lavoratori di chiedere un avvicinamento alla sede di lavoro del proprio coniuge o alla residenza della famiglia quando hanno figli di età non superiore ai tre anni. Le opzioni includono l’assegnazione temporanea, il permesso per mobilità e la ricongiunzione familiare, con una durata massima di tre anni. Grazie agli sviluppi recenti, come la sentenza della Corte Costituzionale n. 99/2024, le condizioni per richiedere il trasferimento sono diventate più flessibili, consentendo ai genitori di avvicinarsi alla famiglia anche senza la condizione che l’altro genitore lavori nella stessa località.

Quali sono i requisiti per i trasferimenti familiari dei dipendenti pubblici?

I requisiti principali per accedere ai trasferimenti familiari includono:

  1. Essere un dipendente pubblico con figli minori di tre anni.
  2. La necessità di avvicinarsi alla sede di lavoro del coniuge o alla residenza della famiglia.
  3. Disponibilità di un posto vacante nella sede desiderata che corrisponda alla posizione retributiva del richiedente.
  4. Assenso delle amministrazioni di provenienza e di destinazione.

Cosa prevede l’art. 42-bis per i dipendenti pubblici con figli?

L’articolo 42-bis stabilisce che i dipendenti pubblici con figli fino a tre anni possono essere assegnati, su richiesta, ad una sede di servizio più vicina alla residenza del coniuge o dove la famiglia risiede. Questa assegnazione può avvenire anche in modo frazionato per un periodo complessivamente non superiore a tre anni, e non necessita della dimostrazione che l’altro genitore lavori nella stessa area, rendendo così più accessibile la possibilità di avvicinamento familiare.

Quanto tempo dura un trasferimento familiare per dipendenti pubblici?

Il trasferimento familiare può durare fino a un massimo di tre anni, indipendentemente dall’età del bambino al momento della richiesta. Questo periodo può essere esteso fino al raggiungimento di sei anni di età del bambino, a seconda della situazione specifica e della durata della necessità di cura.

È possibile estendere il trasferimento per altri figli nel settore pubblico?

Sì, è possibile ottenere trasferimenti multipli per ciascun figlio nato o adottato, con ogni nuovo figlio che può giustificare un’ulteriore assegnazione temporanea. Questo significa che la nascita o l’adozione di un secondo o ulteriori figli può permettere ai genitori di richiedere nuovi periodi di trasferimento entro i limiti della legge.

Come gestire il diniego di trasferimento per dipendenti pubblici?

La gestione di un diniego passa attraverso la verifica della validità delle motivazioni fornite dalle amministrazioni. In caso di diniego, è necessario che l’amministrazione fornisca motivazioni concrete e ben documentate, specialmente se legate a questioni di carenza di organico. I dipendenti hanno il diritto di contestare un diniego se ritengono che non sia adeguatamente motivato, e in alcuni casi, il giudice può intervenire per ordinare l’assegnazione temporanea se trova che le motivazioni dell’amministrazione non sono sufficienti o appropriate.

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