Come funziona la normativa e il procedimento riguardo le visite fiscali alle badanti? Scopriamo insieme quando una collaboratrice domestica può mettersi in malattia e come funzionano le operazioni di verifica (scopri le ultime notizie su lavoro, disoccupazione, offerte di lavoro e concorsi attivi. Ricevi le news gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).
Indice
Visite fiscali alle badanti: come funziona
Come ogni lavoratore, anche chi occupa il ruolo di badante può mettersi in malattia. Prima di approfondire nel dettaglio le fasce orarie di obbligatoria reperibilità e come funzionano le visite fiscali, è giusto fare una precisazione.
Quando scriviamo un articolo sul tema del lavoro da badante o da colf, quasi sempre utilizziamo il genere femminile per rivolgerci a questa categoria di lavoratori e lavoratrici. Il motivo, come ci teniamo sempre a chiarire, risiede nel fatto che nel nostro Paese la maggior parte di coloro che svolgono questo impiego sono donne.
La lavoratrice domestica comunica al suo datore di lavoro il suo stato di malattia inoltrando, o in autonomia oppure tramite medico di base, il certificato che attesti le sue condizioni di salute.
Le fasce obbligatorie di reperibilità
In caso di malattia della colf o della badante l’INPS può eseguire le visite fiscali di accertamento nelle fasce orarie di obbligatoria reperibilità valide per tutti i lavoratori e le lavoratrici del comparto pubblico e del settore privato.
Dopo la riforma di pochi mesi fa infatti, le normative che regolavano la malattia alle due categorie di dipendenti sono state uniformate. Oggi le fasce da rispettare sono:
- dalle ore 10 alle ore 12;
- dalle ore 17 alle ore 19.
La presenza di giorni festivi come le domeniche, oppure di giorni rossi sul calendario, come Natale, Santo Patrono e Festa dei Lavoratori, non cambia le regole. Le fasce di reperibilità obbligatoria sono sempre le stesse.
A cosa servono le visite fiscali?
Le visite fiscali hanno un motivo molto chiaro: eseguire un controllo specializzato per verificare lo stato di salute reale del collaboratore che si assenta dal proprio impiego.
L’accertamento serve inoltre a verificare che la lavoratrice sia presente presso la sua dimora durante gli orari obbligatori. Secondo la normativa nazionale infatti, non bisogna svolgere azioni che possano pregiudicare o aggravare il proprio stato di salute. Tra queste rientra l’uscita dalla propria abitazione senza un valido motivo.
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Chi gestisce le visite fiscali?
Le visite fiscali sono curate direttamente dall’INPS che, a campione e tenendo conto anche della frequenza con cui un lavoratore si mette in malattia, decide di effettuare le verifiche.
Tuttavia questo non è l’unico metodo possibile. Anche il datore di lavoro infatti, ha la facoltà di richiedere una visita fiscale di controllo per il proprio dipendente.
Visita fiscale da parte del datore di lavoro
Il datore di lavoro, come dicevamo, può richiedere a pagamento una visita fiscale dell’INPS. Per farlo è necessario inoltrare la richiesta in modalità telematica, usando il servizio “Richiesta visita medica di controllo” sul portale web dell’Istituto.
Per eseguire la procedura, il datore dovrà accedere al portale tramite una delle identità digitali riconosciute dalla piattaforma tra:
- Sistema pubblico di identità digitale SPID;
- Carta di identità elettronica CIE;
- Carta nazionale dei servizi CNS;
- Identità eIDas.
Il costo per l’ente datoriale è pari a:
- 41,67 euro per la visita fiscale in un giorno feriale;
- 52,82 euro per la visita domiciliare in un giorno festivo.
Elenco degli esclusi dalla visita fiscale
Secondo la normativa nazionale esiste un elenco di cittadini e cittadine esclusi dalla visita fiscale per determinati motivi. Vediamo insieme le varie categorie previste dalla normativa:
- Dipendenti con patologie che richiedono terapie salvavita come:
- patologie che diminuiscono la funzionalità di un organo, apparato o sistema. È il caso, per esempio, di:
- trapianti di organi vitali;
- insufficienza renale acuta;
- cirrosi epatica nelle fasi di scompenso acuto.
- patologie che diminuiscono la funzionalità di un organo, apparato o sistema. È il caso, per esempio, di:
- Dipendenti con patologie riconosciute come causa di servizio come:
- infermità o lesioni riconducibili allo svolgimento della propria attività lavorativa.
- Dipendenti con invalidità civile che hanno malattie connesse a situazioni di invalidità civile con percentuali pari o superiori al 67%.
Chi decide per l’esonero
La decisione sull’esonero o meno della visita fiscale è affidata al:
- medico dell’INPS
- valuta la situazione clinica dell’interessato e la documentazione medica allegata;
- la decisione spetta esclusivamente al medico dell’INPS.
- medico curante che
- può richiedere l’esclusione dalla visita indicando nel certificato medico introduttivo le particolari condizioni di salute dell’interessato.
- indica l’esonero con il codice di esclusione “E” nel certificato.
Ricorda che l’indicazione del medico curante è un suggerimento. La decisione finale spetta infatti sempre al medico dell’INPS.

FAQ sul lavorare come colf o badante
Dove trovare lavoro come badante o colf?
Per trovare lavoro come badante o colf, puoi utilizzare diverse risorse. I siti di annunci online come Subito.it, Indeed o specifici portali per badanti e colf offrono molte opportunità. Iscriversi ad agenzie di collocamento specializzate nel settore dell’assistenza domestica può aumentare le possibilità di trovare un impiego. Inoltre, il passaparola tra amici e conoscenti è un metodo tradizionale ed efficace.
Molti comuni e organizzazioni locali offrono servizi di supporto per chi cerca lavoro in questo settore, fornendo informazioni utili e a volte organizzando incontri tra datori di lavoro e candidati.
Qual è la paga di una badante o colf?
La paga di una badante o colf può variare significativamente in base a diversi fattori, come l’esperienza del lavoratore, le mansioni specifiche richieste, il numero di ore lavorate e la zona geografica. In generale, il compenso può essere calcolato su base oraria, settimanale o mensile.
Per esempio, una badante che lavora a tempo pieno può guadagnare tra i 900 e i 1.200 euro al mese, mentre una colf part-time può ricevere un compenso orario che varia dai 7 ai 10 euro. È utile consultare i contratti collettivi nazionali per conoscere i minimi salariali e i diritti previsti per queste categorie di lavoratori.
Quali documenti sono necessari per lavorare come badante o colf?
Per lavorare come badante o colf, è necessario disporre di alcuni documenti fondamentali. Innanzitutto, è richiesto un documento di identità valido, come la carta d’identità o il passaporto. Se sei un cittadino straniero, devi possedere un permesso di soggiorno valido che ti consenta di lavorare in Italia.
Inoltre, è necessario avere il codice fiscale, che può essere ottenuto presso l’Agenzia delle Entrate. È molto importante avere un contratto di lavoro regolare, che specifichi le tue mansioni, l’orario di lavoro, il compenso e le condizioni lavorative. Questo contratto deve essere registrato presso l’INPS per garantire che tu possa beneficiare dei diritti lavorativi e delle tutele previste dalla legge.
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